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Merkel, Macron e le elezioni in Italia

Tutti gli errori dell’analisi de La Stampa

Merkel, Macron e le elezioni in Italia
macron cerimonia

Un bell’articolo della “Stampa”(1), a firma Andrea Montanino, sostiene che con la vittoria di Emmanuel Macron, in Francia, e la probabile vittoria di Angela Merkel in Germania, si apre uno scenario pressoché inevitabile. Per prima cosa, è ovvio che le due potenze non possono aspettare che l’Italia si dia una legge elettorale, voti, formi un nuovo governo, e sia pronta a sedersi ad un serio tavolo di trattative. Dunque le due grandi nazioni devono acconciarsi all’idea di programmare da sole la soluzione del problema europeo.
L’articolo, anche se appare scritto da qualcuno che sa il fatto suo, ed è abbastanza importante per frequentare ex primi ministri,  contiene molte affermazioni che possono lasciare perplesso il normale lettore italiano. Tanto che le ho contrassegnate con dei numeri, in vista di qualche obiezione.
Francia e Germania prevedibilmente hanno davanti quattro anni di stabilità. E il grande problema che devono risolvere è: che fare dell’Italia? Da scartare l’idea di escludere questo Paese. Una sua uscita dall’euro o dall’Unione farebbe rovinare tutto il sistema. Da scartare l’idea di abbattere il suo debito pubblico mediante default(1). Infatti – si può esplicitare – il suo fallimento comporterebbe la conseguenza  dell’ipotesi precedente. Unica soluzione, l’Italia dovrebbe a poco a poco ridurre il suo debito(2). A questo scopo l’Unione potrebbe usare bastone e carota. Per il bastone, “misure straordinarie(3)”, “monitoraggio sovrannazionale e rigoroso delle riforme necessarie(4)” in modo da ottenere un “ambiente competitivo per arrivare alla crescita(5)”, magari istituendo “un’autorità fiscale sovrannazionale(6)” che applichi forzosamente “misure correttive(7)”.
La carota sarebbe costituita da un più graduale rientro del debito pubblico(8), dalla partecipazione comunitaria a investimenti per sovrastrutture e l’emissione di bond europei garantiti da tutti gli Stati(9). Infine dalla possibilità per l’Italia di “accedere a fondi per la stabilizzazione del ciclo economico gestito sempre da un’autorità centrale europea(10)” A questo punto viene in mente l’imitazione che Maurizio Crozza fa di Landini quando grida: “Ma vuoi scherzare?”.
1 Quando si afferma che una data soluzione sia “da scartare” bisogna anche poter dimostrare che si abbia la possibilità di scartarla. Il chirurgo che si appresta ad operare, e deve scegliere quale tecnica adottare, non può “scartare l’ipotesi che il malato muoia”. Dunque bisogna cominciare col non scartare che, dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, mentre a Roma si discute, Sagunto cada: mentre loro studiano, l’Italia potrebbe benissimo fallire per una crisi di Borsa. Un Paese che ha un debito pubblico corrispondente a oltre il 130% del pil non è mai in sicurezza.
2 L’Italia dovrebbe a poco a poco ridurre il suo debito. Secondo questo signore, a Roma non ci si è mai pensato?
3, 4, 5, 6, 7. Innanzi tutto bisogna chiedersi se il malato è in grado di sostenere l’operazione, o se non ci sia da temere che, già con l’anestesia, tiri le cuoia. Quando si parla di “misure straordinarie”, si accenna forse ad inasprimenti fiscali? Se il Paese è fermo da anni, come si può credere che un salasso gli dia voglia di correre? E lo stesso vale per le “riforme necessarie”. Se i governi non le hanno fatte, non è che per caso hanno temuto che il Paese non le avrebbe tollerate, né economicamente, né politicamente? Gli italiani non hanno mai fatto una rivoluzione. ma c’è sempre una prima volta.
5 Quando si parla di un “ambiente competitivo per arrivare alla crescita(5)” si potrebbe intendere un taglio di tutti i salari e di tutti gli stipendi del trenta per cento. Il signor Montanino si è mai chiesto come reagirebbero gli italiani? Una cosa è parlare in generale di “ambiente competitivo”, un’altra è scendere nei particolari per attuarlo.
4,6 Stupisce poi che si usi con tanta disinvoltura l’aggettivo “sovrannazionale”. È noto che l’Italia è uno dei Paesi in cui l’Unione Europea e l’euro sono meno popolari. È noto che abbiamo già due partiti – e fra loro quello che attualmente ha i massimi consensi – che sognano di uscire dall’uno e dall’altra. È nota la tendenza degli italiani a dare all’Europa buona parte delle loro proprie colpe. Sicché, nel momento in cui le misure più dolorose fossero espressamente adottate e imposte da un’autorità europea, pioverebbe sul bagnat. Finalmente tanti avrebbero la prova evidente ed innegabile che la responsabilità dei loro dolori è dell’Europa. “Prima l’Unione ci ha sottratto la sovranità, ed ora ci opprime come non mai!”. Tutto ciò farebbe risorgere dalle sue ceneri la retorica mazziniana e farebbe sognare a molti un riscatto con le armi.
8 Come si può parlare di rientro dal debito, se pure più graduale, mentre è in programma la fine del Quantitative Easing, e potremmo essere obbligati a pagare una cinquantina di miliardi l’anno in più soltanto per il servizio del debito?
9, 10 A parte il fatto che si può dubitare dell’efficacia degli investimenti pubblici per rilanciare l’economia (l’ha scritto Keynes, ma non se ne trova traccia nei Vangeli), chi dice che gli Stati europei, e più precisamente i cittadini degli Stati europei, siano disposti a prestare denaro all’Italia, sapendo perfettamente che, con questi chiari di luna, potrebbero non veder tornare indietro neanche mezzo euro? Quanto sarebbero popolari, questi provvedimenti, in quei Paesi? Non si è forse visto con quanto entusiasmo in Germania è sempre stata accolta l’ipotesi dei bond europei? La carota di cui parla Montanino rischia di essere immaginaria.
Per fortuna, questo signore è sicuramente un grande competente, sicché è ancora lecito sperare che tre per tre faccia trentuno, come a me sembra sostenga lui.

pardonuovo.myblog.it

(1) http://www.lastampa.it/2017/05/21/cultura/opinioni/editoriali/il-debito-italiano-frena-anche-merkel-e-macron-poSWyNnXySQF8sAW2mL19O/premium.html