Non c’è pace per il governo Conte. Questa volta lo scontro è sulla riforma della Giustizia messa a punto dal Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il Consiglio dei ministri era in programma per le ore 15, ovviamente è slittato (come accade praticamente sempre) per un vertice a tre tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Poi il Cdm è iniziato intorno alle 16.15 per essere immediatamente sospeso dopo 5 minuti per portare avanti la pratica sullo scioglimento di alcuni consigli comunali. Era infatti necessario approvare presto, per la firma del presidente della Repubblica, otto proroghe degli scioglimenti di Consiglio comunali e lo scioglimento di un Comune; inoltre, sono state impugnate alcune leggi regionali.
Ma, al di là degli aspetti tecnici, resta il nodo politico: dopo la Tav, l’autonomia regionale, le tasse e molto altro… la maggioranza trova nella riforma della Giustizia un altro motivo di scontro. Salvini prima del Cdm ha spiegato che si tratta di “acqua fresca” mentre per Di Maio è una “riforma epocale”. Posizioni diametralmente opposte che, puntualmente, sono state ribadite nel summit a tre che ha preceduto il Cdm.
Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il ministro dell’Interno avrebbe detto senza mezzi termini a Conte e Di Maio che “questa riforma di Bonafede non va bene, è tutta da rifare”. E, avrebbe aggiunto il leader del Carroccio, “non si tratta di fare aggiustamenti o modifiche al testo, ma di riscriverlo completamente”. Il capo politico dei 5 Stelle avrebbe ribattuto che così “la Lega si conferma il partito del no e che punta a rinviare tutto cercando, forse, l’incidente politico”. Una discussione, a tratti, dai toni accesi. L’intervento del premier, che come spesso accade gioca il ruolo di mediatore, non ha appianato le divergenze. Fatto sta che fonti quelificate della Lega danno per certo il rinvio del pacchetto Giustizia a dopo la pausa estiva. Bonafede è sempre stato nel mirino del Carroccio che contesta al Guardasigilli di non confrontarsi sui temi della Giustizia, come ad esempio era accaduto all’epoca dello spazza-corrotti.
Salvini vorrebbe che a scrivere la riforma ci fossero anche il sottosegretario Jacopo Morrone (esperto leghista di Giustizia) e il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, che di mestiere fa l’avvocato. Sempre fonti della Lega spiegano che, nel merito, la riforma non va bene perché “non c’è nulla di quello che abbiamo chiesto, nemmeno la seprazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri”. Il messaggio dei leghisti è chiaro: Bonafede può anche riproporre la sua riforma dieci volte ma se non andava bene ieri, non va bene nemmeno oggi. Dal fronte M5S, invece, trapela serenità, fonti pentastellate negano problemi particolari sul provvedimento del ministro Bonafede e si dicono aperti al contributo del Carroccio. Intanto, però, nel governo si è aperto un nuovo fronte di lite. L’ennesimo.

