L’esperto e stimato generale della nave Italia, nonno Giorgio Napolitano, potrebbe intervenire sulla Ministra della Difesa, Roberta Pinotti, chiedendo che venga richiamato a bordo, cioè al servizio operativo, il suo concittadino, comandante Gregorio de Falco, trasferito in un ufficio, a Livorno.
In quella notte di gennaio del 2012, tragica, non solo per la Marina ma per l’ immagine del Paese, de Falco fu uno dei pochi a fare, in pieno, il suo dovere.
Il comandante bocciò, nella celebre telefonata-cazziatone al codardo ufficiale, Schettino, la viltà, l’improvvisazione e l’imperizia di molti, che non riuscirono a contenere le dimensioni del disastroso naufragio della Costa Concordia : ben 32 vittime a causa di un goffo, assurdo inchino della nave all’Isola del Giglio ! Il Capo dello Stato, confermando la sua sensibilità, faccia in modo che non l’eroismo, ma il senso del dovere e il rispetto della divisa, e del proprio lavoro, non debbano inchinarsi, anche stavolta, alla burocrazia e alla freddezza nei confronti di un militare. Con quell’invito, colorito ma efficace, de Falco esortò non solo Schettino, ma tutti noi italiani a non scappare. Ma “a salire a bordo” e ad affrontare, sempre, con fermezza, scrupolo ed efficienza, anche le emergenze più drammatiche.
Pietro Mancini

