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Certifichiamo la classe politica

di Ernesto Vergani

Le parole di Giorgio Napolitano circa l’anti-politica che genera patologia eversiva, pongono interrogativi sulla selezione della classe politica e il destino della democrazia. La cosiddetta  società affluente ha fatto i disastri sotto gli occhi di tutti. Davvero è quasi impossibile rispondere a un ragazzino, ottimista per natura, che chiede deluso: “Ma rubano tutti?”.

I politici, a iniziare dai parlamentari che dovrebbero essere la massima espressione morale e intellettuale del Paese (650 teste in rappresentanza di 60 milioni di italiani), arrivano in quelle posizioni per ragioni quasi sempre oscure. Ciò che è già complicato, lo sarò ancor più per la deriva che stanno prendendo i partiti, sempre più movimenti estemporanei. Poi c’è la Rete che determina fenomeni particolari, come dimostra il movimento di Beppe Grillo.

La democrazia è tale perché tutti i cittadini maggiorenni possono esserne protagonisti nelle sedi istituzionali. Tuttavia si tratta di cosa pubblica, di soldi che ciascuno paga con le proprie tasse. Anche di scelte importantissime, si pensi per esempio all’economia. I salti mortali non dovrebbero essere ammessi. Un politico non è la ballerina che da popolana diventa principessa.

Perché non certificare, abilitare la classe politica? Nell’Italia post-unitaria si accedeva alla politica per censo. Cicerone parla di censo, nobiltà di nascita, cultura ed educazione. Se la discriminante non può essere la laurea o il curriculum, perché è vero che tutto è relativo, si inventi un percorso formativo dedicato e severo o qualsiasi altra cosa purché la situazione cambi.