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Politica
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Silvio Berlusconi, seppur continuando a mostrare i muscoli, apre all'ultimo tentativo di mediazione con le colombe del Pdl e il governo: domani niente voto di fiducia, poi si lavora a un Letta bis ma a determinate e stringenti condizioni. Innanzitutto, il presidente del Consiglio e il Capo dello Stato devono lanciare un messaggio forte sulla irretroattivita' della Severino. Nella proposta sottoposta a Angelino Alfano, poi fatta recapitare direttamente a palazzo Chigi dallo stesso Alfano e dall'ambasciatore Gianni Letta, l'ipotesi di un rimpasto di governo. Tuttavia, la replica di Letta, per voce di Franceschini, e' stata negativa: domani si vota la fiducia, nessuna trattativa. Sulla stessa linea Alfano e i ministri Pdl: il partito deve votare compatto per il prosieguo del governo. A quel punto, Berlusconi torna falco tra i falchi e non nasconde tutta la sua amarezza per l'atteggiamento del suo 'delfino' e degli altri ministri. Non riesco a credere che Alfano, e' il ragionamento, possa rompere e andare con un gruppetto in un governo di traditori, non possono certo votare la legge di stabilita' e altri provvedimenti con una ventina di voti in piu'.

L'obiettivo del Cavaliere resta quello di salvaguardare l'unita' del partito, ma l'accelerazione delle 'colombe' non e' stata gradita. Questa mattina Alfano si e' presentato a palazzo Grazioli per ribadire l'intenzione di sostenere l'esecutivo e non solo per chiedere un riequilibrio del partito. Ha portato i numeri sul tavolo: la maggior parte del partito non vuole chiudere questa esperienza di governo. Bocciata la linea dell'appoggio esterno, il Cavaliere - oltre a rinnovargli l'offerta di guidare Forza Italia - ha invitato il segretario a cercare un compromesso, magari Letta puo' evitare il voto di fiducia e si va avanti ad approvare i provvedimenti economici sul tappeto. L'ex presidente del Consiglio e' preoccupato per la 'conta' di palazzo Madama, consapevole che sta perdendo il controllo del Pdl. Ma Dario Franceschini - a nome del premier rinchiuso nel suo studio a preparare il discorso di domani - ha chiuso la porta anche su questa prospettiva, avanzata da Gianni Letta in un incontro a palazzo Chigi.

Il premier vuole chiarezza subito, basta galleggiare o si cambia. Da qui l'incontro con Matteo Renzi: si va avanti, magari spaccando il Pdl. Tifo per un esecutivo solido, ha scritto su Facebook il sindaco di Firenze. I ministri del Pdl si sono riuniti proprio a palazzo Chigi, valutando anche il ritiro delle dimissioni, ma i 'falchi' del partito sono tornati ad invitare Silvio Berlusconi ad andare avanti. Se ora ci sono venti senatori, tra una settimana ce ne saranno sessanta che ti voteranno contro, e' il messaggio che hanno recapitato al Cavaliere. Non per nulla oggi e filtrata la voce di una discesa in campo di Marina Berlusconi contro "i traditori".

Resta l'amarezza dell'ex premier per l'ex delfino. Il Cavaliere e' tornato ad attaccare il Capo del governo e il presidente della Repubblica. Alfano e' uscito allo scoperto: "Tutto il Pdl voti la fiducia". Dalla sua parte - oltre ai ministri - ci sono diversi 'big', da Fabrizio Cicchitto a Renato Schifani a Maurizio Gasparri, con quest'ultimo che sta tentando una mediazione preoccupato per i venti di scissione nel partito. Berlusconi mantiene una linea dura: "Letta e Napolitano sono inaffidabili", dice in una lettera a 'Tempi'. Alle 18 il Cavaliere tornera' ad incontrare i vertici del Pdl. Sullo sfondo l'ipotesi del gruppo, smentita da Alfano, ma ventilata da Carlo Giovanardi ("Siamo piu' di quaranta") e anche da altri senatori.

marina berlusconi

MARINA BERLUSCONI - Dopo mesi di indiscrezioni puntualmente smentite, Marina Berlusconi sarebbe ora pronta a scendere in campo per guidare la rinata Forza Italia. Fonti del Pdl, che chiedono il piu' stretto anonimato, riferiscono che la primogenita del Cavaliere avrebbe manifestato in queste ore tutta la sua rabbia e indignazione nei confronti di quella parte del Pdl pronta a girare le spalle all'ex premier e votare la fiducia al governo Letta. Le stesse fonti riferiscono che l'epiteto utilizzato da Marina Berlusconi per definire i pidiellini pronti alla scissione e' di 'traditori'.

Nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa al momento, ma la tentazione della presidente Mondadori sarebbe molto forte. Un'ipotesi, secondo le stesse fonti, sulla quale Marina starebbe ragionando, ma non ne avrebbe ancora discusso in termini definitivi nemmeno con il padre.

LA LETTERA DI BERLUSCONI -  "Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilita' e minavano le basi della democrazia parlamentare". E' un passaggio della lunga lettera, inviata al direttore di Tempi, che sarà pubblicata nel prossimo numero del settimanale, in cui Silvio Berlusconi spiega i motivi della decisione di "porre un termine al governo Letta". "Come puo' essere affidabile - prosegue l'ex premier - chi non riesce a garantire l'agibilita' politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?".

"Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i 'miei guai giudiziari' ma perche' si e' nettamente evidenziata la realta' di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette 'larghe intese'". Anzi, di "un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali". Lo dice Silvio Berlusconi in uno dei passaggi della lunga lettera inviata al direttore di Tempi, pubblicata nel prossimo numero del settimanale, in edicola da gioved¼ 3 ottobre. Berlusconi dice di voler recuperare "quanto di positivo e' stato fatto ed elaborato, per esempio in tema di riforme istituzionali, da questo governo che, ripeto, io per primo ho voluto per il bene dell'Italia e che io per primo - avverte - non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione". Ma spiega anche di non averlo piu' voluto sostenere "quando Letta ha usato l'aumento dell'Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento ho capito che non c'era piu' margine di trattativa".

"Non solo - aggiunge Berlusconi - quando capisci che l'Italia e' un Paese dove la libera iniziativa e la libera impresa del cittadino diventano oggetto di aggressione da ogni parte, dal fisco ai magistrati; quando addirittura - afferma - grandi imprenditori vengono ideologicamente e pubblicamente linciati per l'espressione di un libero pensiero, quando persone che dovrebbero incarnare con neutralita' e prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pretendono di insegnarci come si debba essere uomini e come si debba essere donne, come - incalza - si debbano educare i figli e quale tipo di famiglia devono avere gli italiani, insomma, quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre - accusa ancora - il governo tace e non ha ne' la forza ne' la volonta' di difendere la liberta' e le tasche dei suoi cittadini, allora e' bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano".

L'AUSPICIO DI NAPOLITANO - Nell'incontro di questa mattina al Quirinale si e' configurato con il presidente del Consiglio il percorso piu' limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena delle rispettive posizioni politiche - si apprende dall'Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica a proposito del vertice al Colle tra Napolitano e Letta - e possano avere per sbocco un impegno non precario di sviluppo dell'azione di governo dalle prime scadenze piu' vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014.

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