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Politica

Di Gianni Pardo

Immaginate un uomo che ami una donna con tutta l’anima. Che l’ami tanto da non concepire la vita senza di lei e sia tuttavia costretto a vederla dibattersi nello strazio di un’agonia senza fine. Le speranze che sopravviva sono pochissime ma un’operazione chirurgica azzardata potrebbe ucciderla immediatamente. Come potrebbe anche guarirla. Se l’uomo cercasse di convincerla a correre il rischio del tavolo operatorio, pur sapendo che così potrebbe perderla fra qualche ora, potrebbe dirsi che non l’ami più? L’Italia è in agonia. Non molti credono all’insulsa e ricorrente favola della “luce in fondo al tunnel”. Gli altri Paesi mostrano qualche timido segnale di ripresa, noi no. Già non peggiorare sarebbe qualcosa, ma non ci si può contare. Se Berlusconi facesse cadere il governo e non si riuscisse a formarne uno nuovo (e con chi?), la crisi politica potrebbe per giunta innescare un’ancor più grave crisi economica. E se la crisi italiana dovesse a sua volta innescare una crisi europea, le conseguenze della decisione del Pdl potrebbero essere tragiche. Eppure qualcuno si accorge con sorpresa di desiderare che veramente Berlusconi rovesci il tavolo. Essendo impensabile che una persona per bene desideri il male di un’Italia che sente come la propria amata, bisogna capire come mai si può essere tentati di augurare al proprio Paese una prova da cui potrebbe uscire peggio che ferito. Il punto di partenza è che una crisi potrebbe essere devastante ma anche la situazione attuale lo è. La maggioranza è tenuta insieme col fil di ferro. Il Pd si vergogna di stare col Pdl come un Papa che dovesse andare a letto con una prostituta. Il governo fa soltanto finta di governare e rischia di cadere perché il Pdl esige dei provvedimenti costosi. Nel frattempo però lo stesso esecutivo sa che il Pdl ha ragione: il Paese avrebbe bisogno di un’iniezione di denaro, non di nuove tasse.

Gli italiani, da parte loro, continuano ad attendersi tutto dallo Stato e non capiscono che prima abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi e ora è il momento delle vacche magre: bisognerà rimboccarsi le maniche e lavorare di più per ottenere di meno. L’Europa e la Germania non capiscono che non si può andare indefinitamente avanti così. Se la situazione attuale conviene a Berlino non conviene a tutti gli altri e non è neppure detto che per la stessa Germania la bonanza duri. Insomma ce n’è abbastanza per dire che bisogna ridistribuire le carte e giocare una nuova partita. Cosa che in inglese si dice: “new deal”. Suona familiare? Infatti è lo slogan con cui Roosevelt provò a far uscire gli Stati Uniti dalla Grande Crisi del ’29. Noi europei siamo riusciti a non avere la marea di suicidi e di tragedie dell’America di quel tempo, ma ciò non significa che la nostra crisi sia meno grave. È soltanto che oggi siamo più bravi nel nascondere i sintomi e nel maneggiare i palliativi della medicina finanziaria: ma la malattia è la stessa. E il finale potrebbe essere lo stesso. I governanti non hanno capito che proprio ora, mentre sembra che tutto vada bene, dovrebbero decidere le mosse coraggiose. Perché quando tutto andasse male, non avrebbero più in mano la barra del timone. In queste condizioni è difficile avere paura dell’operazione chirurgica. L’Italia che amiamo dovrebbe capire che l’agonia si conclude più spesso con la morte che con la guarigione. Il pur gravissimo problema di Berlusconi - una tragedia della democrazia mentre l’Italia Morale applaude - interessa molto meno della sorte della nazione intera. Il successo del M5S ha dimostrato che il sentimento di scoramento, di sfiducia nelle istituzioni attuali, di dolore per un Paese che affonda inesorabilmente, non è solo di pochi. Purtroppo, per combattere il nostro cancro, i grillini hanno rappresentato ciò che potrebbe rappresentare la pozione miracolosa di un ciarlatano. La soluzione è ripartire da zero, dopo una discesa agli Inferi. Cambiando tutti i parametri, cambiando mentalità. Ritrovando i principi del liberalismo. Un new deal.

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