Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Non l’hanno vista arrivare (di nuovo): ecco perché Giorgia ha stravinto

Non l’hanno vista arrivare (di nuovo): ecco perché Giorgia ha stravinto

L’onda del “no” al Referendum si è esaurita, quella dell’affetto per la premier (e solo per lei) per niente. Ecco che cosa succede ora

Non l’hanno vista arrivare (di nuovo): ecco perché Giorgia ha stravinto

Elezioni comunali, ecco perché Giorgia ha stravinto

Dovevano essere elezioni amministrative tutto sommato di poco peso, con due città medie (Venezia e Reggio Calabria) e un interesse molto basso rispetto al solito. Ma qualcuno diceva: se il centrosinistra vince a Venezia, se impensierisce nel capoluogo calabro allora si che… ecco, non è successo.

La premier è rimasta volutamente fuori dallo scontro politico perché aveva parecchie altre cose da fare (eufemismo). Ma ha ottenuto due risultati in uno: il primo è che l’effetto della scoppola referendaria è già finito e il centrosinistra o campo largo deve già passare al contrattacco. Così, a un anno dal voto, poco più poco meno, la Meloni – posto che l’abbia mai perso – ha di nuovo in mano il bastone del comando.

LEGGI ANCHE: Comunali, Meloni: “Anche oggi il crollo del Centrodestra lo rimandiamo a domani”

Secondo effetto positivo: dopo il clamore intorno a Roberto Vannacci e al suo ruolo, l’affermazione del centrodestra certifica che non ci sono storie: si va avanti così, chi ci sta è bene accetto, ma non ci saranno fughe di sorta.

È un monito anche per i due vicepremier e alleati: Matteo Salvini, che ha battibeccato su gas russo e altre amenità, torna a fare i conti con il rischio di un partito in calo nei consensi e che deve trovare una sua collocazione, mentre i colonnelli (Zaia e Fedriga su tutti) spingono per un cambio di passo. È un avvertimento anche ad Antonio Tajani, sempre più a disagio quando si tratta di parlare di Esteri (come quando ha detto che la Cina si arma e quindi deve farlo anche la NATO, preannunciando un conflitto globale che tutti stanno cercando di allontanare) così come nelle vicende interne al partito dopo gli altolà dei fratelli Berlusconi.

E che dire poi di Rocco Casalino, che era convinto che da Ceglie Messapica sarebbe partita la caduta della Meloni e invece si è trovato a ottenere 246 preferenze. Vero, il Movimento 5 Stelle è il secondo partito nel comune del brindisino, e supera ampiamente il Pd, ma il ruggito che doveva essere avvertito fino a Roma è rimasto assai fioco.

Non ne esce meglio neanche il centrosinistra, che i sondaggi davano addirittura in vantaggio di un’incollatura rispetto alla coalizione di governo. E invece no, a livello locale quantomeno, la bilancia pende ancora a destra. Elly Schlein e Giuseppe Conte, dopo la foto del “quasi” bacio, ora devono trovare rapidamente contromisure.

Ripartendo però da un dato inequivocabile: il Pd guidato dalla segretaria è una macchina da guerra, unico in grado di arginare le destre. Il Movimento, invece, è più indietro nei consensi anche se Conte è un vecchio volpone che ci proverà fino all’ultimo. Deve far riflettere, e molto, la vittoria bulgara di un cacicco come Vincenzo De Luca che trionfa nella sua Salerno. Segno evidente che il cambio generazionale avviato dalla segretaria ancora non si concretizza a livello locale.

Nota conclusiva sui sondaggi, ormai meno credibili delle previsioni meteo. Davano in testa a testa a Venezia, hanno sbagliato di 20 punti. Non si tratta più di errori di “forchetta” ma della dimostrazione plastica, dopo il referendum, che ormai non leggono più correttamente il Paese. Anche qui urge una riflessione.

Una postilla finale per una vicenda personale: auguri e congratulazioni al sindaco di Ceglie Messapica, l’amico Angelo Palmisano, giustamente riconfermato al suo posto.