Applausi alle Feste dell’Unità, primarie, veto su Renzi, stop alle armi e frecciate alla woke culture. Conte non ha ancora la tessera del Pd, ma pare già sapere dove sono telecomando, cantina e chiavi di Palazzo Chigi.
Altro che campo largo. Qui siamo alla subaffittanza politica. Giuseppe Conte entra alle Feste dell’Unità come ospite e, dopo cinque minuti, sembra quello che telefona all’amministratore per lamentarsi delle spese condominiali.
A Reggio Emilia i militanti dem lo applaudono, lo abbracciano, gridando all’unisono “Giuseppe, Giuseppe”. Roba da far venire l’orticaria ai fedelissimi di Elly Schlein. Perché il punto non è più se Conte faccia parte del centrosinistra. Il punto è capire chi comanda a casa di chi.
E’ lui a dettare il menu
L’ex premier mette i suoi paletti uno dopo l’altro: primarie per scegliere il candidato premier, nessuna investitura automatica per il partito più forte, Renzi meglio lasciarlo fuori dalla porta e soprattutto basta armi “a gogò” all’Ucraina. Poi arriva persino la sortita contro gli eccessi del woke, giusto per occupare un’altra stanza del dibattito e costringere il Pd a inseguirlo anche lì. Conte ormai pratica una forma evoluta di occupazione politica: Occupy Pd. Non serve sfondare porte. Basta farsi invitare.
Diritti sì, scomuniche no
Anche sulla questione woke, ha fiutato l’aria e ha occupato un’altra stanza del dibattito. In una lettera a Repubblica del 21 agosto aveva riconosciuto alla cultura woke il merito di aver acceso i riflettori su discriminazioni, linguaggio e diritti delle minoranze, salvo poi tirar fuori il freno a mano contro le sue “degenerazioni”: cancel culture, scomuniche digitali e quella che ha definito una «religione morale autoreferenziale». Tradotto dal contese: bene i diritti, ma senza trasformare ogni parola in un processo e ogni dissenso in un’eresia. E soprattutto, ha avvertito, il centrosinistra non può presentarsi agli elettori armato soltanto di battaglie identitarie e simboliche. Un’altra bandierina piantata nel campo dem, naturalmente.
Elly ha il contratto, Conte il mazzo di chiavi
Schlein risponde, rivendica il programma prima delle primarie e assicura che, se si voterà, vincerà lei. Intanto però Giuseppe gira per il territorio dem, prende applausi, detta condizioni e ricorda con discrezione notarile di essere già passato due volte da Palazzo Chigi. In pratica Elly resta proprietaria dell’appartamento, ma Conte ha già spostato il divano, cambiato il Wi-Fi e messo il suo nome sul citofono.


