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Troppe le ombre sul post-Nazareno

Troppe le ombre sul post-Nazareno
silvio berlusconi 500

Di Adriana Santacroce -@AdriSantacroce

Sembrava il Berlusconi dei vecchi tempi quello che abbiamo visto e sentito nel weekend. Torniamo saldamente all’opposizione, questa è la solita sinistra, ci sono stati i brogli elettorali etc etc. Il solito disco che, in effetti, non ascoltavamo da un po’.  E a vedere come l’ex Cavaliere è stato fregato da Renzi c’è anche da credere alle sue parole. Ma c’è un però. Anzi ce ne sono almeno tre. Tre ombre che, finché non vengono diradate, lasciano forti dubbi sul patto del Nazareno e su quel che davvero significa.

Primo. Berlusconi deve chiarire perché ha accettato l’Italicum così come è uscito nell’ultima versione. Ieri, al telefono con Rotondi, ne ha spiegato lui stesso le assurdità. Il premio alla lista favorisce solo il Pd, i capolista bloccati insieme alle preferenze sono un obbrobrio, la soglia al 3% è lontanissima da quel che voleva il suo partito. Ma, allora, perché Berlusconi ha detto sì a una legge elettorale così? Come può dire, ora, che si va verso una svolta autoritaria quando, prima, ha accettato tutto? Non è uno sprovveduto il leader di Forza Italia, non può non aver chiesto una contropartita. In tutte le mediazioni ci sono degli scambi. E se non è il Quirinale cos’è? Il salva-Silvio? Un salvacondotto? Cosa non è arrivato nelle mani dell’ex premier?

Secondo. Il Quirinale. Non è chiaro se facesse parte del Nazareno e, ovviamente, ognuno dice quel che gli conviene. Ma, in ogni caso, Renzi ha incontrato Berlusconi prima di proporre Mattarella al suo partito. Possibile che il suo nome non sia uscito? Suvvia. Va bene nelle consultazioni ufficiali parlare solo di caratteristiche e metodi. Ma in due ore di colloquio possibile che il nome di Matterella non sia mai stato pronunciato da Renzi e che Berlusconi non abbia dato o meno il suo assenso? No, non è possibile. Gli sarebbe bastato, subito dopo l’assemblea del PD, dire che Mattarella era anche il suo candidato e sarebbe uscito benissimo dalla vicenda. Perché non lo ha fatto? Sembra proprio che fosse a caccia di un espediente per rompere. Perché?

Terzo. Il famoso Salva-Silvio. Quell’articolo 19bis che Renzi ha confessato di aver inserito e che poi ha tolto dal decreto fiscale. La depenalizzazione per la frode sotto il 3%. La riabilitazione politica per Berlusconi. Sarà recuperato o no? Un senatore del Pd mi ha detto che è allo studio dei tecnici una modifica per cui nella ‘sanatoria’ rientrerebbe l’evasione e non la frode. A sentire la Boschi, invece, non ci saranno modifiche. Vedremo. Certo è che se la norma rientrasse così come è uscita Berlusconi avrebbe solo da guadagnarci e sarebbe difficile per lui proseguire sulla linea dell’opposizione dura e pura. Renzi, però, farebbe fatica a spiegare l’utilità di una norma del genere. Anche perché, a prescindere dal leader di FI, se non si mette un tetto massimo alla frode, sarebbe davvero complicato permettere che la facciano franca evasori e ladri che han rubato milioni di euro allo Stato.

Manca poco al 20 febbraio, giorno stabilito dal governo per il decreto fiscale. E almeno il terzo punto sarà chiarito. Ma finché non si capiranno anche gli altri due sarà difficile credere, davvero, alla rottura del patto del Nazareno. E, soprattutto, ai veri motivi che ci sono dietro.