Come previsto, Andrea Orlando dopo le primarie Pd è andato all’incasso cercando di lucrare sul suo 20% contro il 70% (circa) del segretario Renzi.
In realtà i Dem hanno litigato fino a notte fonda sui decimali che nella versione ufficiale e definitiva sono: Renzi 69,17 % (che comunque perde un punto percentuale rispetto al 2013), Orlando 19,96% e Emiliano 10,87%.
In Assemblea Nazionale queste proporzioni percentuali si proiettano con 700 delegati a Renzi, 212 a Orlando e 88 a Emiliano.
In Direzione – vero tempio del potere – si avrà invece Renzi 84 delegati (più venti di diritto), Orlando 24, Emiliano 12.
Però Orlando ha chiesto di più.
E – come da copione – Renzi ha risposto picche nel senso che il piatto più gustoso e cioè la Presidenza andrà a Matteo Orfini e non a Orlando, come il ministro aveva immaginato.
Insomma le tensioni si scaricano ora sul rapporto tra Orfini ed Orlando, una volta sodali nell’opposizione con il nome suggestivo di Giovani Turchi.
Orfini, ha furbamente perseguito un suo progetto sin dall’inizio: fare “opposizione flessibile” per poi avere un posto di rilievo nel Pd come è effettivamente stato, visto che oltre alla presidenza è anche commissario del partito a Roma.
Col tempo però, i fumi “oppositori” si sono dileguati e Orfini è diventato un fedelissimo di Renzi.
Orlando che obiettivamente è stato molto sopravvalutato prima come ministro dell’Ambiente e poi come Guardasigilli sperava di consolidare il suo potere ma così non è stato e sconta probabilmente anche una eccessiva acrimonia nel confronto dialettico con l’ex Presidente del Consiglio.

