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Palazzi & potere
Conte, il "tranello" del Pd e i dubbi di Chiesa e Confindustria

"E' il momento di mettersi al tavolo e decidere insieme quello che si puo' fare. Credo ci siano le condizioni perche' questo accada". Così parlò il vice segretario del Pd, Andrea Orlando a proposito della conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e delle sue aperture all'opposizione. Facile a dirsi, più difficile a farsi. Perché a Palazzo Chigi, al di là delle aperture di rito fatte in conferenza stampa, hanno ancora delle remore molto forti al dialogo con l'opposizione. Ma non per colpa di Matteo Salvini o di Giorgia Meloni come si potrebbe pensare (anche se certo il rapporto con loro non è dei migliori) bensì per "colpa" del suo principale alleato di governo, il Pd. Sapete cosa temono a Palazzo Chigi? Che il gioco del Pd sia quello di buttarlo tra le braccia dell'opposizione per farlo rosolare a fuoco lento e poi dirgli (dopo le prevedibili diversità di vedute tra maggioranza e opposizione) che non è lui l'uomo giusto per la "concordia nazionale" e che quindi servirà un altro Premier per gestire la Fase 3, quella dei soldi di Bruxelles e dell'unità nazionale (come anche auspicato dal Capo dello Stato). Insomma, a Palazzo Chigi vedono l'ennesimo tranello ai loro danni, il rischio di "bruciarsi": ecco perchè anche stavolta, come fatto in passato, Giuseppe Conte tirerà il freno a mano sulle sue aperture all'opposizione. Ad aumentare i sospetti verso nuovi scenari ci pensano pure le aperture del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (Gianni Letta sempre più ascoltato) che non sono per niente passate inosservate alle attente orecchie di Nicola Zingaretti: "Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti - dice il Cavaliere- che svolgono un ruolo pubblico", senza distinzione tra maggioranza e opposizione. E poi ci sono i sondaggi, per nulla buoni: la fiducia nel presidente del Consiglio è scesa di sei punti in un mese spiega Renato Mannheimer che ha elaborato una stima considerando tutti i sondaggi usciti nelle ultime settimane. I malumori sono ormai fortissimi sia dentro il PD che nei 5Stelle. Anche la conferenza stampa di ieri da autorevoli ambienti della maggioranza è stata giudicata "inadeguata". In più pesa il rapporto logoro con Confindustria e quello sempre meno saldo con il Vaticano. Con Confindustria i rapporti sono pessimi dopo la recente intervista del presidente Bonomi ("Questa politica rischia di fare più danni del Covid") giudicata un attacco frontale al governo mentre in Vaticano la sua immagine comincia a traballare e dietro le sacre mura non sono più tutti compatti al suo fianco come un tempo (qualcuno si spinge addirittura a dire che il Premier abbia già perso l'appoggio dei cattolici; pesa il sostegno troppo debole alle scuole paritarie, cosa che non ha gradito nemmeno il Colle) tanto che aumenta esponenzialmente il dialogo con altri eminenti personaggi strettamente legati al mondo cattolico come Dario Franceschini e David Sassoli. Insomma, Chiesa e Confindustria vogliono un altro Premier per la ricostruzione del Paese?

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