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Palazzi & potere
Elezioni 2018, a Roma gli Stati generali della Pubblica Amministrazione

Nelle ore in cui la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, tenta di rivendicare in un’intervista al Corriere della Sera il successo del processo di riforma della PA, il quotidiano economico-finanziario più importante del Paese – il Sole 24 Ore – mette in evidenza un’iniziativa proprio dei protagonisti della PA, che si ritroveranno a Roma il 25 e 26 gennaio per suggerire a tutta la classe politica una rotta per la modernizzazione della macchina pubblica.

Chi sono? Sono gli alti burocrati dell’apparato centrale dello Stato e degli enti territoriali, coloro che hanno sempre mandato avanti il Paese a dispetto di un’aritmetica governativa tutta italiana, che ha portato ad avere 64 governi in 72 anni.

Sono loro, raccolti attorno all’Associazione delle classi dirigenti delle pubbliche amministrazioni (AGDP), presieduta da Pompeo Savarino, ad aver deciso di riunirsi alla Biblioteca Angelica di Roma per gli “Stati generali della PA”. Un’iniziativa composta da un doppio appuntamento: uno interno, di riflessione e confronto tra tecnici (con tanto di tavoli di lavoro per l’approfondimento di temi come il funzionamento della PA e il servizi di welfare), e uno aperto al pubblico e al confronto, con i giornalisti e anche i rappresentanti della classe politica, in questi giorni forse distratti tra il pallottoliere delle candidature e il giro tra i mercati per la campagna elettorale, ma che dovrebbero prestare grande attenzione a ciò che hanno da dire loro figure come i direttori generali dei ministeri, i capi dipartimento, i segretari comunali, fino alla segreteria generale di Palazzo Chigi.

Qualcuno li chiama “Boiardi di Stato”, dice che sono inamovibili, li rappresenta come grigi tecnocrati. La verità è che se in Francia c’è un rispetto reverenziale nei confronti dei corpi scelti del sistema burocratico, in Italia assistiamo da anni all’elogio dell’improvvisazione: più sei parvenu, più sei estraneo a un mondo e a una certa esperienza, e più questa impreparazione viene giudicata valore aggiunto, salvo poi correre dal dirigente pubblico di turno a chiedere come si scrive un decreto, come si superano i rilievi costituzionali e financo che differenza c’è tra una delibera e una determina.

La capacità di governare, insomma, non cade spontaneamente dagli alberi. Ed è significativo che, dopo i magistrati, anche i dirigenti pubblici abbiano assunto la consapevolezza di far sentire la propria voce all’opinione pubblica.

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