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Palazzi & potere
Europa, domina la Germania: ha ridimensionato la Francia

Le difficoltà che sta vivendo l'Europa oggi vengono seguite, giorno per giorno, con scrupolo e attenzione da ItaliaOggi. Ma per capire come siamo finiti in questa palude di egoismi nazionali e come potremmo uscirne è necessario allargare lo sguardo su un passato più lontano. Anche se non molto lontano.

Partiamo da un primo fatto, scrive Pierluigi Magnaschi. Francia e Germania sono da sempre paesi risolutamente avversi, tant'è che, in meno di un secolo, sono stati in guerra per ben tre volte: 1870, 1914 e 1939.

Secondo fatto: nella seconda guerra mondiale, la Germania, a dimostrazione dell'abisso di forze militari esistenti fra i due paesi, è entrata nella Francia come un coltello nel burro, asfaltandola in poche settimane e occupandola interamente. Ma la Francia occupata dai tedeschi è stata capace, grazie a quel genio della comunicazione (non della guerra) che è stato il generale Charles De Gaulle, di far finta di aver vinto la seconda guerra mondiale, non con le sue armi, ma grazie ai suoi discorsi dai microfoni di Radio Londra. Ma questa vittoria omeopatica (per non dire fittizia, il che sarebbe più esatto) è stata fatta rendere politicamente molto bene da De Gaulle stesso. Per cui la Francia è riuscita a inserirsi fra le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale (Usa, Urss, Uk) e a goderne immensi benefici. Prima di tutto, essa è stata inserita fra i componenti del consiglio di sicurezza dell'Onu, cioè nel desk che, allora più che oggi, governava il mondo e, in secondo luogo, ha fatto parte delle potenze occupanti la Germania, con decine di migliaia di suoi soldati in trasferta in questo paese e totalmente mantenuto dai tedeschi.

Terzo fatto: la Francia, forte del fatto di aver vinto (si fa per dire, come abbiamo già detto) la seconda guerra mondiale e quindi di aver sconfitto quel paese del male assoluto che fu la Germania di Hitler, quando si trattò di costruire il Mec, si trovò a dover trattare soprattutto con due altri paesi: la Germania e l'Italia, due paesi squalificati dal nazifascismo da loro impersonificato fino alle peggiori conseguenze.

Italia e Germania inoltre erano, non solo due paesi sconfitti, ma anche annientati moralmente. Essi quindi trattavano con la Francia stando in ginocchio su una coltre di ceci sparsi sul pavimento. L'Italia era messa male perché non aveva neanche gli occhi per piangere. Ma la Germania era messa peggio perché i campi di sterminio nazisti la rendevano impresentabile non solo agli altri ma anche a se stessa.

Quarto fatto: la Ceca, il Mec (e poi, via via, le altre configurazioni comunitarie) vennero perciò costruiti in base alle esigenze francesi. Costoro, fino a tutti gli anni Sessanta, erano infatti gli assoluti padroni dell'Europa unita, nella quale dettavano legge, avendo a loro disposizione, bisogna pur riconoscerlo, una classe dirigente pubblica di prim'ordine (soprattutto quella apicale), capace di trasformare in leggi e procedure comunitarie le esigenze di Parigi.

In questa plateale occupazione dell'Europa, i francesi non sono mai stati contrastati dall'Italia provinciale e contadinotta dei dc d'allora che non conoscevano le lingue e che dall'Europa non erano interessati anche perché non la capivano (né, da essa, venivano capiti) e quindi intasavano Bruxelles con quelli che potevano, soprattutto fattorini, autisti, dattilografe. Di alti dirigenti comunitari, l'Italia ne aveva pochissimi e comunque essi, non solo erano isolati, ma capirono anche subito che potevano aspirare a far carriera solo se si fossero asserviti ai francesi (e, successivamente, anche ai tedeschi, quando questi cioè acquisirono potere).

In questo contesto i tedeschi, pur consci della loro crescente importanza economica, si aggiravano nei corridoi di Bruxelles rasentando i muri, non eccependo mai nulla, accodandosi ai francesi, ingoiando, con grande nonchalance, rospi di ogni tipo. Solo chi ha vissuto fra la burocrazia europea di quegli anni (e chi scrive era fra questi) può ricordarsi un atteggiamento di quel tipo, incredibile oggi. Allora infatti i tedeschi erano sopraffatti dalla immane colpa del nazismo. Loro, magari, non c'entravano personalmente con Hitler ma essi comunque rappresentavano il paese che l'aveva votato, acclamato e portato al vertice dello Stato.

Quinto fatto: ma questa situazione completamente irrealistica (una Cee governata da un paese, la Francia, che non era né il paese economicamente più forte, né quello più popolato, mentre, tra l'altro, i paesi aderenti crescevano a dismisura, diluendone inevitabilmente il ruolo) questa situazione, dicevo, non poteva durare ancora a lungo. La crescita della Germania nella Ue è stata graduale, addirittura impercettibile. Non ha mai litigato vistosamente con la Francia per chiedere nuovi spazi di potere ma ha scavato, come se fosse una talpa di tipo gramsciano, nel sottosuolo comunitario, infilando gradualmente la sua dirigenza tecnica nei gangli dell'Europa. E questo lo ha fatto in modo impercettibile ma graduale e soprattutto costante.

Inoltre, mentre la Francia era incapace di delegare potere o di tessere alleanze con gli altri paesi europei, la Germania costruiva rapporti di reciproco interesse con i paesi del Centro, Est e Nord Europa. Un po' perché essi le sono culturalmente affini ma spesso pasturandoli generosamente e nascondendosi dietro di essi, in attesa di tempi migliori. Ad esempio, con questo metodo, la Germania conquistò la penultima presidenza della potentissima Commissione europea con il lussemburghese Jean-Claude Juncker che, pur essendo un ottimo e scafato politico, era anche un cagnolino docilmente al guinzaglio di Berlino.

Del resto se non avesse accettato queste condizioni, Junker che era il premier di un paese, il Lussemburgo, che ha solo 602 mila abitanti, come avrebbe potuto aspirare a diventare il capo di una Comunità, quella Europea, di 540 milioni di persone?

L'attuale presidenza tedesca della Commissione europea (con Ursula von der Leyen) è stata da manuale. Se cinque anni fa, la Germania avesse insistito per avere la presidenza della Commissione europea, molto probabilmente ce l'avrebbe fatta, ma avrebbe anche dovuto affrontare una battaglia politica con le relative lacerazioni che ha preferito rinviare a tempi migliori. Infatti dopo i cinque anni della presidenza Juncker (che era una docile controfigura del potere tedesco, da tutti riconosciuta come tale) è stato facile e praticamente ovvio mettere un suo uomo (in questo caso, ad essere precisi, una sua donna) a capo della Commissione europea.

A questo punto, la leadership francese in Europa (pur restando ancora importante) è stata in gran parte ammainata. Un esempio di questi giorni? Una settimana fa, la Francia ha guidato un importante e numeroso gruppo di paesi (fra i quali c'era anche l'Italia e la Spagna) per chiedere l'approvazione degli eurobond per poter combattere efficacemente contro la recessione da Covid19. Sennonché, com'è stato e come non è stato, a un certo punto la Francia si è defilata, lasciando solo il manipolo di paesi che la seguivano.

Evidentemente Macron, con questa macchiavellica operazione, tende a ottenere dai tedeschi, in zona Cesarini, qualche beneficio in più per la Francia. Ma facendo così ha commesso due errori, tipici dei paesi in ritirata.

Primo, La Francia si è alienata la fiducia dei paesi, importanti in Europa, che l'avevano seguita in questa battaglia.

Secondo, e più grave per sé, la Francia ha dimostrato che, in Europa, chi oggi dà le carte è la Germania. Un fatto, questo, clamoroso che modifica le strategia di gioco nel Vecchio continente e al quale pochi paesi sono preparati.

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