Palazzi & potere
Perchè la Raggi deve governare e Grillo non deve fare il furbo
Sulla vicenda del Movimento 5 Stelle, il Sindaco Virginia Raggi, la sua giunta e il circo mediatico-giudiziario vale la pena soffermarsi a ragionare, per non commettere gli stessi errori del passato, sia da parte dei sostenitori e militanti di Grillo che dei suoi detrattori.
Tutti ricordiamo l’invito a comparire – scambiato per un avviso di garanzia – recapitato a Silvio Berlusconi il 22 novembre 1994, ma annunciato il giorno prima, in modo devastante, dal Corriere della Sera con un vero e proprio scoop, proprio nei giorni in cui l'ex presidente del consiglio presiedeva una conferenza internazionale ONU sulla criminalità organizzata a Napoli – che passó, erroneamente, come il G7 di Napoli. Una vera bomba atomica fatta deflagrare in tutto il mondo.
Quel processo è andato avanti per 7 anni e si è concluso nel 2001 in Cassazione con un assoluzione piena "per non aver commesso il fatto".
Silvio Berlusconi era al governo da pochi mesi, aveva il popolo dalla sua parte. Tirava un'aria di rinnovamento, un vento liberale, c'era, da parte degli Italiani, una grandissima attesa e la voglia di reagire positivamente al terremoto mediatico e giudiziario provocato dal pool di "Mani Pulite" con Tangentopoli.
Berlusconi con un'operazione politica geniale e spericolata ed un utilizzo magistrale del mezzo televisivo (privato e pubblico) introdusse il "virus" della rivoluzione liberale, parló con un linguaggio "kennediano" e rispose alla sete di libertà del popolo italiano, trasformando la marcia trionfale della sinistra nell'avvento di Forza Italia e di una nuova classe dirigente a Palazzo Chigi.
Inutile qui ricordare l'esito, nel 95% positivo per il leader di Forza Italia, delle innumerevoli vertenze giudiziarie di cui è stato oggetto, fino all'accusa lunare di esser il mandante delle stragi di Falcone e Borsellino.
Non è questo il punto, volendo ragionare su quanto sta avvenendo oggi. Non è nemmeno importante la valutazione che ogni cittadino si è fatto dell'azione politica di Forza Italia e dell'uomo Silvio Berlusconi.
Ció che conta rilevare oggi, per analizzare a fondo il fenomeno dei 5 stelle - per combatterlo o per sostenerlo - è che quell'avviso di garanzia a Berlusconi nel '94, la crisi di Governo che ne è seguita, e il moltiplicarsi delle inchieste della procura di Milano contro l'ex premier, non hanno per nulla scalfito la sua leadership, anzi hanno generato verso Silvio Berlusconi una reazione opposta, un'estrema vicinanza e affetto da parte dei suoi elettori e sostenitori. Certo Grillo non è Berlusconi, Di Maio non è Brunetta e Di Battista non è Martino, ma l'ascesa dei due leader ha delle analogie e consente di fare almeno un parallelo.
La stessa reazione di difesa dell'elettorato di Berlusconi puó materializzarsi oggi da parte dei tantissimi militanti ed elettori a 5 stelle di fronte ad un presunto accerchiamento mediatico-giudiziario dei famosi "poteri forti" o almeno questo è il tentativo propagandistico del MoVimento.
A dire il vero, nella vicenda Raggi per ora emerge solo sciatteria e dilettantismo.
Ma la sinistra si deve ricordare che il Cavaliere è rimasto in sella per 22 anni. E se Forza Italia non è più quella del 94, la perdita di consenso non è ascrivibile alle innumerevoli inchieste giudiziarie e al circo mediatico che le ha accompagnate, alle feroci vignette satiriche, agli articoli al vetriolo di Repubblica e di quasi tutta la grande stampa, al film di Sabina Guzzanti, ai girotondi di Nanni Moretti. A far perdere voti a Berlusconi e Forza Italia è stata, piuttosto, la mancata rivoluzione liberale, la delusione del famoso "ceto medio produttivo" sulla politica economica dei governi di centro-destra. Milioni di voti che son passati dal sostegno a Berlusconi al non voto, oppure a Renzi o al voto di protesta rappresentato, seppur in modo diverso, da Grillo e dalla Lega di Salvini.
Oggi, volenti o dolenti, il vento tira verso l'antipolitica, come nel '94 tirava verso la "rivoluzione liberale", e nessuno più di Grillo è stato capace di incarnare il disgusto degli italiani verso la "classe politica". La grande stampa, che oggi si scatena contro la Raggi, è la stessa che ha spianato la strada a Grillo, contribuendo a fare di tutta l'erba un fascio. La stessa stampa che ha sobillato l'odio verso "la casta".
I partiti politici tradizionali, travolti ancora dal malaffare e dagli scandali da rubagalline, anzichè reagire con la politica, ma con la P maiuscola, con la forza delle idee, con programmi e riforme credibili, hanno ceduto in modo vile al "civismo", abdicando al proprio ruolo, hanno cercato solo di salvarsi la propria fetta di gestione del potere e del sottopotere.
Il Movimento 5 Stelle concorrendo alle elezioni locali si è esposto ad un rischio altissimo. Per molti osservatori i pentastellati non dovevano competere a livello locale e attendere, invece, una possibile vittoria alle politiche. Per altri questo errore sarà la salvezza per l'Italia, perchè sgonfierà il MoVimento prima delle politiche.
È possibile, in effetti, che i guru dei 5 Stelle abbiano fatto un grave errore, forse se fossero rimasti in piazza a urlare i vaffa fino alle prossime elezioni politiche nazionali, non ci sarebbe stata storia e avremmo avuto Grillo o chi da lui indicato a Palazzo Chigi.
Ora con la Raggi eletta, con un plebiscito, Sindaco di Roma il quadro cambia: Grillo governa la Capitale, con tutti i suoi problemi e il MoVimento si gioca tutto.
Vedremo l'esito del referendum sulle riforme costituzionali e quando si andrà a votare per le politiche, se a scadenza naturale, come dice Renzi o prima e, soprattutto, con quale legge elettorale. Fino a quel giorno, cioè almeno fino alle politiche nazionali, il Movimento 5 Stelle va lasciato governare a Roma, così come hanno voluto i romani, senza sgambetti e senza caccia alle streghe.
Chiedere le dimissioni della Raggi dopo meno di 3 mesi è un errore per i partiti tradizionali, che non devono mai dimenticare che è grazie al loro fallimento che il 5 stelle è il primo partito italiano.
A quel 67% di Romani che hanno voluto al governo della Capitale d'Italia l'antipolitica, il Sindaco Virginia Raggi deve, da parte sua, dare una risposta.
Più la grande stampa continua a puntare i fari sul Campidoglio a guida 5 stelle e più la tesi strampalata del complotto, agitata ad arte da Di Maio e Di Battista, verrà presa sul serio dai sostenitori del MoVimento, innestando, così qulla reazione cieca di difesa "degli onesti".
I primi 100 giorni della Raggi sono stati disastrosi sotto ogni punto di vista e, finora, si sono, invero, incartati da soli, ma Roma è la città eterna e sopravviverà anche all'azione di Governo dei 5 stelle, che ancora non è iniziata.
Questo test il MoVimento lo deve eseguire fino in fondo, cosicchè gli italiani, alle elezioni politiche, voteranno con maggiore consapevolezza.
E nemmeno Grillo dovrà fare il furbo, su Roma deve prendersi in pieno le sue responsabilità. Ora non puó far saltare il banco dall'interno, magari sperando di battere Renzi al referendum e far dimettere la Raggi prima di Natale, gridare al complotto dei "poteri forti, sperare nelle elezioni politiche anticipate per tentare il colpo grosso, eliminando così la grana Roma Capitale, come un semplice incidente di percorso. Troppo comodo.
Nel frattempo Renzi ed il Pd pensino a governare l'Italia e a consentire a questo paese di uscire dal pantano della crescita zero.
Il centrodestra si riorganizzi in fretta con idee e squadra credibili e, chissà, magari emergerà anche qualcosa di finalmente nuovo e di alternativo, ma questo sì che sarebbe davvero un miracolo.
Andrea Bernaudo
