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Palazzi & potere

“Safer Internet Day”, alla Link Campus University studenti delle scuole superiori  a lezione di cyber security

 

Un libro che diventa un’arma di difesa per la Generazione Z contro il cyberbullismo e il cyber risk. Un manuale per difendersi dalle insidie di Internet. Così, in occasione del Safer Internet Day 2020 - Together for a Better Internet, la giornata per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea, Link Campus University e ANINSEI, l’Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione, hanno presentato oggi, presso l’Antica Biblioteca dell’Ateneo, il libro “Riprendiamoci la Rete - piccolo manuale di autodifesa digitale”, scritto dal giornalista e professore della Link Campus, Arturo di Corinto.

Gli studenti delle scuole medie e superiori hanno così imparato a navigare correttamente sul web, schivando insidie e pericoli del Dark Web; hanno scoperto quali siano le 10 cose da fare per proteggere il sé digitale e per mettere in sicurezza casa, ufficio e dati; hanno saputo come impostare una password sicura, a prova di hacker e la sicurezza atomica di ProtonMail o i pericoli per la privacy di ognuno dei nuovi social network come Tik Tok etc...

Con linguaggio semplice, Di Corinto dunque parla di hacker, cybersecurity, bitcoin, dark web e privacy, ancorando il tutto a episodi di cronaca realmente accaduti e offre al lettore le quattro regole d’oro per evitare di incappare in reati dal profilo penale. “Partiamo da una banalità -ha detto Di Corinto, nel corso della presentazione del suo libro. Quello che diciamo e pubblichiamo su Internet e nei social media è destinato a rimanere. La regola generale vorrebbe che quando scriviamo qualcosa in un blog o su Facebook non dovremmo mai dire cose che non diremmo al bar perché possono farci vergognare, e possono essere fraintese e farci litigare. Ciò che “mettiamo in rete” un giorno potrebbe essere usato contro di noi”.

 

Ma quali sono le cose da non fare mai in rete:

1. Far finta di essere qualcun altro perché questo può configurare la sostituzione di persona o il furto d’identità, comportamenti gravi perseguibili per legge, anche se lo si fa per gioco.

2. Cyberbullismo e trolling. Infastidire una persona attraverso email ripetute è stalking, parlare male di qualcuno su Twitter è diffamazione, commentare in maniera offensiva un post su Facebook, intimidire un compagno di classe nel gruppo WhatsApp della scuola, viene considerato cyberbullismo. Le parole sono pietre.

3. Revenge porn. Quando si condividono o si postano online le foto di nudo dei propri ex per ridicolizzarli e vendicarsi di un rapporto finito male, il fenomeno prende il nome di “Revenge porn”, il “porno vendicativo”. Immagini o video diffusi senza consenso, anche in gruppi chiusi, generano ansia e vergogna in chi ne è vittima, perciò porta a molte accuse, anche di carattere penale: dallo stalking alle molestie sessuali. È stato il caso di Tiziana Cantone, la trentunenne suicidatasi a causa della gogna mediatica a cui è stata sottoposta dopo la diffusione dei materiali erotici che la riguardavano.

4. Hate speech. Incitare alla violenza, fomentare l’odio verso “i diversi”, minoranze sessuali, religiose o etniche, si configura come hate speech, il linguaggio dell’odio e può sfociare in quelli che sono definiti hate crimes, che possono comportare vendette materiali. Fomentatori d’odio online sono stati ad esempio quelli che chiedevano la morte di Italo D’Elisa, il vastese colpevole di aver travolto una giovane sposa in un incidente stradale, morte poi sopraggiunta per la vendetta del marito.

Rispettare la privacy degli altri dunque è importante, ma è altrettanto importante proteggere la propria per non cadere vittima dei comportamenti menzionati. “Non è possibile –ha concluso Di Corinto- tenere sotto controllo e proteggere la grande mole di dati digitali che ci riguardano. Per questo è importante ricordare che nell’era dell’informazione gli stessi dispositivi possono essere usati sia per la protezione della privacy e della propria identità digitale sia per rubare informazioni sensibili e riservate. Ma stare attenti è possibile”.

“Riprendiamoci la rete” indica le dieci regole d’oro da osservare.

1. Proteggere i propri account con password lunghe e complesse: mai e poi mai usare i nomi di senso compiuto, nomi di parenti, figli, animali domestici, personaggi famosi e città.

2. Cambiare costantemente le proprie password di accesso a pc, telefoni, social network, posta elettronica; usare un password manager e implementare l’autenticazione a due fattori.

3. Non usare mailbox gratuite, ma servizi di email a pagamento.

4. Non usare mai l’email privata nel lavoro e viceversa. Con pochi euro all’anno è possibile avere un indirizzo di posta elettronico sicuro che non sia associato al vostro nome o al vostro lavoro.

5. Mantenere il proprio sistema operativo sempre aggiornato: gli aggiornamenti colmano falle di sicurezza e ripuliscono i dispositivi da file potenzialmente dannosi.

6. Installare un antivirus, meglio se a pagamento.

7. Fare continui backup dei propri dati e conservarli su memorie non connesse in rete e in luoghi sicuri.

8. Duplicare i file importanti su cui state lavorando e se sono “molto” importanti crittografarli.

9. Non aprire le email di sconosciuti e soprattutto non aprire i file a essi allegati prima di fare una verifica sul mittente.

10. Non accettare file inviati in chat o via Sms e in ogni caso prima di aprirli scansionarli con un antivirus.

 

Tra le scuole coinvolte: gli studenti degli istituti Seraphicum e Gauss di Roma e Cardinal Ragonesi di Viterbo; in collegamento gli Istituti Galileo Galilei di Treviso, Parini di Mestre, Dante Alighieri di Padova e Fiorini Pantani di Varese.

Hanno partecipato all’iniziativa Luigi Sepiacci, presidente ANINSEI; Pasquale Russo, direttore generale Link Campus University; Arturo Di Corinto, giornalista, docente e autore del libro; Marica Spalletta, docente; Marina Altieri, direttore ufficio Orientamento. Modera Massimo Micucci.

Una mattinata di informazione-formazione e conoscenza con l'obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni circa i rischi connessi all'uso improprio di Internet. Perché quando usi una cosa che non capisci sei tu ad essere usato. 

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    “safer internet day”link campus universitylinklink campusinternetcyber securitycyberbullismo
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