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Palazzi & potere

Nelle ore in cui la politica discute la proposta di anticipare il diritto di voto ai sedicenni, i dati del 7° Rapporto di ricerca dell’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University, che nei primi mesi dell’anno ha intervistato circa 10mila giovani, evidenziano come il 72,1% fra i sedicenni e i diciassettenni intervistati – avendone la possibilità – sarebbe andato a votare alle elezioni europee dello scorso 26 maggio. Soltanto pochi punti percentuali in meno, dunque, rispetto a quell’80,2% di maggiorenni che si era detto intenzionato a recarsi alle urne. Tutto ciò conferma un interesse verso il diritto di voto, che già nel 2017 il 42,5% degli intervistati considerava come il mezzo più efficace per far sentire la propria voce. “In una società che ormai da anni dipingiamo come disinteressata nei confronti della politica e delle Istituzioni, spicca – dichiara Nicola Ferrigni, professore associato di Sociologia generale alla Link Campus University e direttore dell’Osservatorio “Generazione Proteo” – il dato in controtendenza di una generazione che rifiuta il modello dell’astensionismo e rivendica, invece, il proprio desiderio di partecipazione. Un desiderio che affida anche alla possibilità di poter votare già a 16 anni. Una richiesta non affatto ‘inconsapevole’ bensì fondata su quell’interesse per le grandi sfide del nostro tempo su cui i giovani hanno ed esprimono una opinione ‘consapevole’ e ‘ragionata’”. Sempre secondo il 7° Rapporto di ricerca dell’Osservatorio “Generazione Proteo”, quasi il 40% dei sedicenni e diciassettenni si dice interessato alla vita politica (con un trend in costante crescita rispetto al passato), più del 60% considera la libertà di esprimere la propria opinione come uno dei princìpi essenziali della società, mentre più del 40% ritiene che il modo migliore per esprimere il proprio dissenso sia discutere, informarsi e informare (anche in Rete).

Ed è proprio questo desiderio di genuino “protagonismo” che porta i giovani a sposare la causa di Greta Thunberg, la loro coetanea che è riuscita a portare all’attenzione pubblica un tema importante come quello dell’ambiente (39,7%), pur nella consapevolezza che una simile iniziativa potrebbe non cambiare realmente le cose senza una interazione costruttiva con il mondo adulto (28,3%). “Sul modello di Greta Thunberg i giovani di oggi manifestano un inarrestabile desiderio di reazione. Per questo – continua il sociologo Ferrigni – abbiamo scelto di definire i giovani del 2019 come re-attori, per il loro desiderio di candidarsi ad attori protagonisti del presente rispetto a un copione che, per ora, li ha relegati al ruolo di spettatori. Per riuscire in questa impresa – conclude Ferrigni – è tuttavia necessaria una legittimazione dei nostri giovani al ruolo di protagonisti da parte del mondo adulto e delle Istituzioni, e accogliere la loro richiesta di poter votare già a 16 anni va proprio in tal senso”. 

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