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“Paolo Mieli fanaticamente antirenziano? Mi toccherà difendere il leader Pd”

“Paolo Mieli fanaticamente antirenziano? Mi toccherà difendere il leader Pd”
lorenzo paolo mieli 2

FANATICAMENTE ANTIRENZIANO?
 
Prima che Matteo Renzi apparisse all’orizzonte non mi era mai successo di essere trattato da fanatico. In passato mi è capitato di essere insultato per avere difeso qualcuno, mentre il caso di Renzi è il primo – credo – nel quale sono io accusato di avere attaccato qualcuno. L’ha fatto un lettore pieno di acrimonia contro di me, ma lo hanno fatto anche altri. Soprattutto un caro e cortese amico, secondo il quale io avrei adottato una totale, irragionevole e preconcetta chiusura. E per rispetto ad una tale persona sono costretto a prendere sul serio l’accusa.
Il miglior modo di danneggiare una tesi è sostenerla con cattivi argomenti. Dunque, se dicessi che ho stima e simpatia per Renzi, mi darei la zappa sui piedi. Pure se è vero che sono partito da un’iniziale simpatia, riconosco che sono presto passato ad una reazione negativa tale che, appena lo vedo, tolgo l’audio. L’antipatia è innegabile. E, a questo punto, l’unica mia difesa è vedere in che misura questa reazione è giustificata.
Da molti decenni tolgo l’audio ogni volta che c’è pubblicità. Se essa spiegasse le caratteristiche positive dei prodotti, l’ascolterei volentieri. Sarebbe informazione. Invece essa promette l’impossibile, e offende l’intelligenza. La sua sfacciataggine, dopo avere parlato di risultati  del tutto inverosimili, arriva alla sfrontatezza di proclamare: “Funziona!” Lo so perché osano anche scriverlo. E tuttavia, visto che gli altri non ci badano, mi sono chiesto che cosa renda così vivace e acida la mia reazione.
La bugia rara, credibile, e utilizzata al momento opportuno, è uno strumento immorale ma utile. La bugia frequente, plateale, e ingiustificata, è un’offesa per tutti. Significa non soltanto che chi mente non ha dignità, ma che considera i suoi interlocutori degli emeriti imbecilli. Proprio di questa colpa Renzi si è reso responsabile tante di quelle volte, che alla fine l’unico rimedio è stato quello di togliere l’audio. Come per la pubblicità. Costui, appena nominato Presidente del Consiglio, promise quattro grandi riforme in quattro mesi, ed in quel momento io mi dissi che quell’uomo era privo di morale e di rispetto per il prossimo. E da allora quell’uomo ha inanellato una tale quantità di sfacciate bugie da farmi rischiare lo shock anafilattico. A tutto ciò poi si aggiunsero la mancanza di scrupoli, l’arroganza, la tendenza all’irrisione, la iattanza, l’aggressività ingiustificata e una sorta di ricerca dell’odio altrui. Soltanto per il piacere di dimostrare, dopo, che lui era capace di schiacciare il suo avversario come un verme. Un atteggiamento che mi ha fatto infinite volte parlare di lui come di un colpevole seriale di hybris.
In questo modo – mi dicevo – finirà col farsi un mare di nemici, ma il tempo passava e io mi chiedevo in che misura fossi solo, in questa reazione. Poi si annunciarono le prime crepe nel Pd ed io constatai che, almeno per quanto riguardava chi gli era vicino, non avevo visto male. Poi la grande massa degli italiani espresse il suo parere il 4 dicembre. Probabilmente la riforma costituzionale -, forse né peggiore né migliore di altre – sarebbe stata approvata, se Renzi non avesse detto: “Se votate no, me ne vado”. Per molti quella minaccia suonò come un’insperata promessa. E al momento del voto vidi che non ero solo. La riforma aveva dei difetti, ma c’è da chiedersi quale sarebbe stato il risultato, se non fosse stato legato all’immagine di Renzi.
Insomma non dico di essere del tutto innocente, ma certo ho fiutato l’aria prima di altri. All’inizio sembravo un eretico, poi cominciai ad avere delle conferme, infine la valanga di dicembre. Le stesse crepe nel Pd, quelle che poi hanno condotto alla scissione, non le ho mai attribuite a dissensi ideologici, ma a un viscerale rigetto di Renzi, a costo di far male anche a sé stessi.
Oggi contro Renzi c’è una marea montante di ostilità. Chissà che il recente affossamento della nuova legge elettorale non sia avvenuto anche per dare addosso a lui. Persino un editorialista che è sempre stato programmaticamente felpato, moderato, e quasi prelatizio come Paolo Mieli, oggi spara a palle incatenate(1) contro il Segretario del Pd. Lo tratta da uomo che “offende inutilmente” gli alleati; scrive che è incapace di riconoscenza, e infine che si rende così odioso da aver costruito attorno a sé “autostrade a otto corsie che portano lontano da lui e impervi viottoli per chi a lui intendesse avvicinarsi”. E attualmente le autostrade sono affollate e i viottoli deserti. Molti nemici molto onore? “Su ciò non avrà problemi: i nemici paiono destinati ad aumentare”.
Nelle parole di Mieli non si percepisce soltanto la sua esasperazione, ma anche la convinzione che questa esasperazione sia tanto diffusa, da poterla certificare sul massimo quotidiano nazionale. E infatti parla di Renzi come di qualcuno avviato verso l’uscita.
Di questo passo fra qualche tempo mi vedrò costretto a difendere Renzi da attacchi eccessivi ed ingiustificati. Per curiosa coincidenza, stamani, prima di leggere l’articolo di Mieli, esitavo se inviare o no agli amici la seguente nota.
“Che cosa triste, perdere la fiducia. Ho letto l’intervista di Cazzullo a Renzi(2), ed ho trovato che il nostro Matteo diceva cose ragionevoli e condivisibili. Soltanto le solite bugie sulle prospettive economiche rosee, e i presunti successi del passato, mi hanno ricordato il Renzi che conosco: ma per il resto, fosse stato un altro a parlare, l’avrei preso sul serio. E invece mi sono accorto che non credevo una parola di ciò che leggevo.
Eccessivo, da parte mia. Ma Renzi è il paradigma del perché bisognerebbe limitarsi, nelle bugie. Alla fine si rischia di non essere creduti nemmeno quando si dice la verità”.

pardonuovo.myblog.it

11 giugno 2017
(1)http://www.corriere.it/opinioni/17_giugno_10/i-partiti-urne-l-inutile-fretta-il-voto-44c96fb2-4d44-11e7-a0c3-52aebd58a53d.shtml
(2)http://www.corriere.it/politica/17_giugno_10/renzi-adesso-c-quasi-anno-per-occuparci-dell-italia-f5f04a88-4d4c-11e7-a0c3-52aebd58a53d.shtml