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Politica

di Antonino D'Anna
 

La parole che potrebbe affiorargli sulle labbra qualora gli proponessero di essere il prossimo successore di Pietro è: "Nightmare". Incubo. Marc Ouellet, cardinale canadese del Quebec (l'anima francese di una nazione dalla testa britannica e la larghezza americana, da sempre oscurata dall'ingombrante e chiassoso vicino meridionale), forse non se la sentirebbe di accettare un incarico che pochi cercano e tanti, specie dopo le dimissioni di Benedetto XVI, potrebbero cercare di evitare per le innumerevoli spine che il Papa uscente ha dovuto affrontare nel corso del suo regno. Poco male: per il momento è riuscito a mandare in fibrillazione il suo Paese natale, che da giorni si interroga sulla possibilità che l'illustre compatriota possa salire sul Soglio di Pietro. Persino gli scommettitori si sono lanciati nelle previsioni: nei giorni scorsi l'Edmonton Journal ha sottolineato come Paddy Power dia Ouellet Papa 7 a 2; se puntate, cioè, 2 euro, ne vincete ben 7. Dall'altro lato la Ladbrokes ha allineato sulla griglia di partenza il confratello ghanese Peter Turkson, dandolo 5 a 2. Il cardinale Francis Arinze, sempre per Ladbrokes, è dato 4 a 1.

GRAN LAVORATORE...- Scherzi a parte, puntare su Ouellet significa puntare su un candidato sicuro. Classe 1944 (e dunque di un'età adeguata per l'elezione), sacerdote dal 1968, vescovo dal 2001 e cardinale dal 2003 per volontà di Giovanni Paolo II e Prefetto della Congregazione dei Vescovi dal 2010 dove ha sostituito il bresciano Giovanni Battista Re, si è fatto fama di personaggio puntuale ed efficiente. Appena preso il timone della Congregazione che si occupa di selezionare i potenziali successori degli apostoli (perché tali sono), ha preso nota del lavoro arretrato e si è portato in pari snellendo i tempi d'attesa e rendendo la Congregazione più veloce. Parliamoci chiaro: Ouellet è una delle poche persone che vede privatamente e a tu per tu Benedetto XVI. Negli ultimi tre anni lo ha fatto ogni sabato, chiudendosi nello studio papale con il Pontefice e discutendo i dossier dei vari candidati all'episcopato. Peraltro tra i due c'è un'amicizia che dura da anni, particolare da non sottovalutare.

...MA NON VUOLE FARE IL PAPA- Quando Joseph Ratzinger lo ha nominato ha dichiarato, poco prima di lasciare la diocesi di Quebec che aveva retto fino ad allora: "Mi sorprende di essere in questa posizione. E non credo che diventerò Papa un giorno, non credo proprio". Poi nel 2011, parlando al giornale Le Soleil di Quebec City ha usato la parola "nightmare", incubo. Lo ha detto: "Diventare Papa? Sarebbe un incubo". Perché, ha spiegato, "I doveri di un Papa non sono forse molto invidiabili". E le responsabilità di un Papa: "Sono da far tremare i polsi". Per essere ancora più chiaro ha precisato: "Un Papa ha l'aiuto dello Spirito Santo, è chiaro. Ma è una responsabilità molto pesante. Nessuno fa campagna elettorale per ottenere questo ruolo".

POLIGLOTTA E CHIARO SUL MAGISTERO- Dal carattere tranquillo e amichevole, Ouellet parla correttamente sei lingue: francese, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco e italiano. Che è la lingua curriculare per diventare Papa. È un onest'uomo di Dio, che nel maggio 2010 si è attirato le ire delle femministe dicendo in Canada che abortire è un "crimine morale", anche in caso di stupro della madre. Gli hanno dato del "fondamentalista", poi ha corretto il tiro: non ce l'ho con le donne che abortiscono, ha detto, ma non sono indulgente verso l'aborto (anzi). E ha precisato: "Il messaggio della verità non è sempre ben accetto. È doloroso per quelli che ascoltano e a volte anche per quelli che lo enunciano". A proposito: è contrario all'eutanasia, che il governo del Quebec vorrebbe approvare come "trattamento medico", e che il cardinale equipara all'aborto. Entrambi sono, per lui, celebrazione di una cultura della morte. In Canada ha fatto molto per la nuova evangelizzazione (fu consacrato vescovo nello stesso periodo in cui nel suo paese si discuteva la legalizzazione delle unioni gay, per lui uno "pseudomatrimonio, una finzione").

AZZOPPATO DAL FRATELLO?- Accanto a queste battaglie, c'è un grande dolore che ha colpito il cardinale qualche anno fa. Nel 2008 il fratello minore Paul, artista e maestro in pensione, è stato arrestato dopo indagini durate 4 anni e condannato nell'autunno 2009 per molestie su due ragazzine di 13 e 14 anni che sarebbero avvenuti negli anni '80. Le ragazze al tempo avevano quasi 30 anni meno del molestatore. Il cardinale non ha mai parlato pubblicamente dell'argomento, ma è noto che ne abbia molto sofferto. Sempre nel 2009 Paul - condannato a 15 mesi di community sentence (più o meno come i nostri servizi sociali) in libertà vigilata - ha fatto pubblicare un avviso sui giornali locali spiegando che il suo unico errore sarebbe stato quello di cedere alle "avances" delle sue giovani vittime. C'erano altri sospetti di molestie su minori, ma quando è stato condannato le accuse sono state lasciate cadere (la fonte). Il fratello minore del cardinale ha detto che amava le vittime e che le vittime lo amavano, citando carteggi intercorsi tra loro. Ha infine respinto le altre accuse, definendole completamente false. C'è da credere che il cardinale Ouellet abbia davvero sofferto per questa vicenda. Per il dolore delle vittime, e non certo per un'eventuale mancata elezione al Soglio.

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