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Politica
guglielmo epifani

Ancora non e' passata la sbornia per il successo alle amministrative che gia' nel Pd si e' aperto il fronte congressuale. Ed e' sulle regole che si preannuncia lo scontro piu' duro perche' proprio dalle regole dipendera' il futuro del partito e, e' opinione diffusa, di riflesso anche del governo. Non e' un caso che il primo ad aprire le ostilita' sia stato Matteo Renzi, memore delle primarie contro Pier Luigi Bersani.

I nodi sono tre: la separazione delle figure di segretario e candidato premier, la platea che eleggera' il leader del Partito democratico e i tempi del congresso. Il sindaco di Firenze insiste perche' si chiuda entro i primi di novembre, come da statuto, e perche' la consultazione sia la piu' aperta possibile, ma una parte del Pd frena. In gioco c'e' pero' la natura stessa del partito, la 'vocazione maggioritaria' delle origini e le insidie di una svolta leaderistica che preoccupa Bersani e i bersaniani, dipinti come molto determinati nella contesa.

 

"Anche alla luce delle indiscrezioni di stampa pubblicate in questi giorni, ribadisco che non è nei miei progetti candidarmi per un ruolo di segretario del Partito democratico: compito nobile e appassionante, che tuttavia richiede una dedizione esclusiva". E' quanto scrive il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. "Sono presidente del Lazio da tre mesi - ricorda - per me e' un onore servire questa istituzione e voglio farlo con tutto il mio impegno perche', con il supporto di tantissime persone che hanno espresso il loro voto, abbiamo appena iniziato una sfida entusiasmante per risanare e rilanciare la seconda Regione d'Italia".

Lunedi' si riunira' per la prima volta la commissione congresso e sara' presente anche Guglielmo Epifani. Poi si stabilira' il calendario delle sedute che dovrebbe essere serrato, con un paio di riunioni alla settimana. Il segretario ha fissato gia' all'ultima direzione il termine di un mese per completare i lavori, in modo che ci sia il tempo di convocare prima della pausa estiva l'assemblea che fissera' la data esatta del congresso.

Renzi ha gia' messo in chiaro che difendera' le procedure usate nel 2007 e nel 2009, e per i sindaci."Le primarie le voglio come l'altra volta", ha spiegato, "non voglio nessuna regola ad hoc, regole ad personam ci sono gia' state. Vorrei si rispettasse lo statuto del Pd". Anche dalle regole, ha detto, dipendera' la decisione di candidarsi. Questa almeno la posizione ufficiale. In realta', ha assicurato oggi un deputato a lui vicino, "ha gia' deciso di candidarsi, eccome".

Il confronto si sposta nella commissione congresso, dove siedono tutte le anime del Pd renziani compresi. Se si arrivasse a scindere la figura del segretario da quella dell'aspirante premier, anche se il primo potrebbe comunque correre alle primarie per il candidato a palazzo Chigi, c'e' un fronte che ritiene inevitabile ridefinire la platea elettorale. "Primarie aperte avevano senso quando si sceglieva anche l'aspirante premier, ma per un segretario serve un'adesione al progetto", ha spiegato un dirigente del partito. Questo, ha pero' chiarito, "non significa chiudere l'elezione ai soli iscritti".

Sul nodo c'e' grande fibrillazione, cosi' come sui tempi. "La questione delle regole e' delicata e va affrontata con il tempo dovuto", ha sottolineato un deputato di Area democratica. L'impressione di molti e' che il percorso non sara' cosi' rapido - qualcuno vede ancora come orizzonte la primavera del prossimo anno anche per non creare tensioni sul governo - soprattutto se la commissione concordasse sulla proposta di Epifani di un congresso 'dal basso', prima congressi di circolo, provinciali e regionali, e solo alla fine quello nazionale su piattaforme politiche. E tutti svincolati tra di loro. Se si andra' in quella direzione, bisognera' decidere anche se far partire le elezioni locali solo dopo la formalizzazione delle candidature nazionali.

In un incastro cosi' complesso, lo scontro e' dietro l'angolo. Su questo Davide Zoggia ha cercato di rassicurare Renzi. Come abbiamo ribadito in segreteria qui non c'e' nessuno che vuol fregare nessuno", ha detto, "sia i tempi sia le regole andranno bene a tutti. E la partecipazione e' tema che non esiste perche' sara' garantita".

Ma in controluce gli elementi di rottura ci sono eccome. "Combattero' strenuamente per evitare che il Pd scivoli su un modello personalistico. Non si puo' scimmiottare chi fa il pifferaio e parla solo in base ai sondaggi", ha scandito Bersani, bisogna riuscire "a essere un partito senza padroni e a portare a sintesi un meccanismo non padronale e dove il leaderismo non e' l'elemento esistenziale".

Stasera e' in programma alla Camera una riunione dei parlamentari bersaniani per iniziare la discussione sul congresso. Di fronte alla discesa in campo di un candidato forte come Renzi, l'impressione e' che potrebbe emergere una contro-proposta altrettanto forte dell'ala piu' a sinistra del partito. Anche se questo significherebbe che le strade di Bersani da una parte ed Enrico Letta e Dario Franceschini dall'altra si dividono. Il fronte governativo potrebbe appoggiare Renzi e l'ex segretario puntare su un altro nome. Gia' si e' fatto ufficialmente avanti Gianni Cuperlo, ma continuano a circolare con insistenza anche le ipotesi Nicola Zingaretti e Fabrizio Barca.

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