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Politica

Di Enrico Zanetti per ItaliaFutura

Il disegno di legge sulle pensioni d’oro, presentato in questi giorni dai 5 Stelle in Commissione Lavoro alla Camera (ddl 1896), comparato a quello che avevo presentato con altri miei colleghi già alcuni mesi fa (ddl 1547), dimostra con chiarezza la differenza che corre tra chi lavora pensando alla propaganda un tanto al chilo e chi veramente cerca di portare a compimento riforme radicali nel segno dell’equità, contro le resistenze dei partiti tradizionali che in questi venti anni mai le hanno fatte.

Perché diciamo questo?

Perché la nostra proposta si articola su più articoli finalizzati a rendere applicabile un contributo di solidarietà sulla differenza tra la pensione erogata e quella che spetterebbe ove fosse calcolata per intero sulla base dei contributi versati, così da ripristinare l’equità nei confronti dei giovani che non beneficiano del “regalo” del calcolo retributivo, senza però penalizzare ingiustamente coloro i quali hanno pensioni elevate a fronte di contributi versati anch’essi in misura elevata.

Il disegno di legge dei 5 Stelle, invece, spara in un articolo la proposta di mettere un tetto massimo alle pensioni a 5mila euro netti e chi si è visto si è visto. Che pena, che tristezza e che disastro.

Che pena, perché i lavori della Commissione Lavoro sulle pensioni d’oro sono stati bloccati per diverse settimane in attesa di ricevere cotanta articolata proposta normativa, per la cui predisposizione scritta in questi termini sarebbero invero bastati cinque minuti netti a qualsiasi persona dotata di alfabetizzazione media.

Che tristezza, perché sarebbe ora e tempo che chi siede in Parlamento ragioni non per proclami facilmente comunicabili, ma per costruzioni normative realmente attuabili.

Che disastro, perché il lavoro di una forza autenticamente riformista come Scelta Civica diventa ancora più arduo, presa in mezzo in questo modo tra partiti vecchi che in questi venti anni hanno annunciato riforme che poi mai hanno sostenuto in Parlamento e nuovi movimenti che privilegiano sistematicamente la propaganda alla possibilità di collaborare concretamente con chi le riforme vuole farle davvero e le presenta in Parlamento.

Speriamo che lo comprendano sempre più tutti quei cittadini che giustamente criticano in modo netto la politica, ma che hanno anche il senso civico di informarsi, oltre i meri titoli di giornale e telegiornale, sui contenuti effettivi dell’azione politica che i singoli gruppi e i singoli parlamentari concretamente conducono.

 

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