E’ proprio vero “lo spettacolo non vuole giungere a nient’altro che a sé stesso”, ha scritto anni fa il filosofo francese Guy Debord.
Vista la carenza dei dispositivi di protezione per i nostri medici in prima linea e le gestione italiana tra le peggiori, per numeri di morti durante la prima ondata, a maggio un gruppo di ricercatori dell’Oms scrisse un report per spiegare cosa c’era dietro quanto stava accadendo. Nel documento si rammentava che il piano pandemico italiano non fosse aggiornato dal 2006. Piano poi rimosso, a detta dell’Oms perché contenente inesattezze.
In queste ore Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms ed ex direttore della prevenzione del ministero della Salute, si è difeso dalle accuse sul mancato aggiornamento del piano pandemico in un’intervista a La Stampa, sostenendo di aver informato al tempo il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin.
Guerra: “Io, prima di andare via, nell’ottobre 2017 dal Ministero della Salute, avevo allertato il ministro (Beatrice Lorenzin, ndr) sulla necessità di un aggiornamento del piano, sulla base delle linee guida in arrivo. Poi ci sono state le elezioni, un nuovo governo, non so se è stato fatto. In ogni caso, si sarebbe trattato sempre di un piano contro virus differenti rispetto al SARS-Cov-2”.
“’E’ tutto vero”, ci fanno sapere dagli ambienti vicini all’ex ministro alla Sanità.
Guerra allerta la Lorenzin sulla necessità di aggiornare il piano. Dalla Lorenzin arriva l’ok dopo 10 giorni e da febbraio 2018 Claudio D’Amario, direttore generale della Direzione generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, avrebbe proseguito il lavoro. In attesa il piano vigente però sarebbe rimasto quello del 2006, come confermato anche dai ricercatori. Poi, arrivate le elezioni del 2018, il gruppo della Lorenzin, che non è più al ministero, perde di vista la questione.
Ma vista la mancanza di mezzi manifestatasi durante la pandemia, neanche il piano del 2006 era in realtà del tutto attivo.
Alla vicenda ha fatto eco in questi giorni il viceministro alla Sanità Pierpaolo Sileri del M5S: “Sileri passa. Speranza passa. Ma quelli restano… Nascondere i problemi non serve a niente”. A chi si riferisce Sileri?
Da giorni il viceministro chiede le dimissioni dell’attuale segretario generale del ministero Giuseppe Ruocco. Sileri a Non è l’Arena di Massimo Giletti, su La7: “Avendo visto i verbali in cui lui è sempre assente credo che la cosa migliore è che lui si dimetta. Io ho fatto diverse domande sui piani pandemici. Esigo una risposta su questo maledetto piano pandemico, c’era, non c’era, è vecchio, è nuovo? E’ stato o non è stato aggiornato e soprattutto chi lo ha fatto? E’ facile: lì c’è una direzione generale, tre direttori generali che si sono avvicendati, ci sono dei dirigenti”.
“Qui”, ha aggiunto Sileri, “non si troverà mai una catena di comando è ora di cambiare questa cosa, altrimenti, i 100.000 morti che avremo e arriveremo a 100.000, non sarà servito a nulla. E’ ora di cambiare questo pressapochismo. Io pretendo delle risposte e sono sicuro che anche il ministro Speranza pretende delle risposte”.
Tutti pretendono risposte, anche noi. Ma soprattutto è semplice ricordare che compito dei politici è agire proprio come vertice di quelle catene di comando che stanno a capo delle decisioni dello Stato e assumersene le responsabilità. Lo si rammenta di più oggi con sotto gli occhi la tragedia umana ed economica del Covid ma non è difficile averlo chiaro anche quando i politici stessi si candidano, promettendo cambiamenti che non arrivano mai.
Mantenere le promesse con il fumo negli occhi è sempre più facile, mostrare quali strumenti, meccanismi e uomini si utilizzeranno per farli davvero (i cambiamenti) no. “Lo spettacolo (e il potere, aggiungiamo noi) non vuole giungere a nient’altro che a sé stesso”, ha scritto il filosofo francese Guy Debord. Mai frase fu più azzeccata.


