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Politica
Piemonte, ancora firme false. Accuse alla lista Chiamparino. Indaga la Procura

Nuova accusa di firme false in Piemonte. Dopo il caso Cota, che ha terminato il mandato anzitempo per la sentenza del tribunale amministrativo che ha riconosciuto vera l’accusa che le elezioni regionali erano state truccate da firme irregolari nei moduli di presentazione delle liste, l'ipotesi di firme false torna a fare capolino a Nord-Ovest anche per la lista del presidente Sergio Chiamparino.

La procura ha aperto un fascicolo che contiene l’esposto presentato da Mario Borghezio direttamente al procuratore capo, Armando Spataro, qualche giorno fa. E sono trascorsi più di quattro anni ma in un certo senso sembra di assistere a una scena già vista: fascicolo ancora senza ipotesi di reato né indagati, ma già assegnato al pm Patrizia Caputo, la stessa che coordinò le indagini nella vicenda di ricorsi e denunce incrociate tra Mercedes Bresso e Roberto Cota nel 2010.

Questa volta sotto la lente della procura finiranno le 2292 firme depositate a corredo della lista maggioritaria del candidato Chiamparino, e le proporzionali del Pd collegate, di Torino e Cuneo. I canali anche questa volta sono due: il primo amministrativo, dunque al Tar, per la richiesta di annullamento delle elezioni nei confronti del presidente e dei consiglieri Gilberto Pichetto, Giovanni Maria Ferraris e Giorgio Ferrero; il secondo penale, con un’inchiesta che, se andrà avanti, potrebbe portare ad avvisi di garanzia per falso e, in base alle accuse contenute nell’esposto, anche per abuso d’ufficio. Il leghista Borghezio, infatti, non ha denunciato solamente autenticazioni false ma anche il conflitto di interessi di un gruppo di autenticatori che erano anche loro tra i candidati alle elezioni, e che sono stati poi eletti: Marco Grimaldi, Valentina Caputo, Nadia Conticelli e Antonio Ferrentino, che ora si difendono: "Accuse strumentali, è tutto in regola".

L’avvocatura della Regione che ha l’incarico di seguire la vicenda direttamente dal presidente sostiene che non vi sia alcun conflitto in questo caso, e che al contrario c’è ampia giurisprudenza che legittima la presenza degli stessi pubblici ufficiali sia tra i candidati che tra gli autenticatori delle firme. Infine, appunto, il falso.

Il caso più eclatante sarebbe quello del consigliere provinciale Pasquale Valente che in un solo giorno ha verificato l’autenticità di 329 firme "considerando un arco temporale di 12 ore - è scritto nel ricorso della leghista Patrizia Borgarello - significherebbe una firma ogni due minuti senza previsione di alcuna interruzione". E, aggiunge, in due posti diversi sempre nello stesso giorno: Torino e Cossano Canavese. Poi: firme uguali, vergate con mano diversa - sempre secondo l’accusa -, elenchi di cittadini stranamente presentati in ordine alfabetico ("Come se uno che raccoglie firme avesse la capacità di mettere tutti i sottoscrittori in fila in base all’ordine alfabetico del cognome", dice Mario Borghezio), infine firme in cui al posto del cognome è finito per errore il luogo di residenza, fatto che fa pensare non a una processione di cittadini che davanti a un pubblico ufficiale firmano e danno le proprie generalità quanto piuttosto a qualcuno che si sia messo lì a copiare in fretta e furia un lungo elenco di nomi e abbia confuso in qualche caso le varie caselle.

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