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Pioggia di medaglie ai Giochi del Mediterraneo ma per Taranto c’è poco da festeggiare: l’ex Ilva è un mangia-futuro

Lungo via Ancona campeggia da questa mattina una grande “vela” in segno di protesta. Urso: “La chiusura dell’area a caldo è una bomba sociale e produttiva”

Pioggia di medaglie ai Giochi del Mediterraneo ma per Taranto c’è poco da festeggiare: l’ex Ilva è un mangia-futuro

Giochi del Mediterraneo, a Taranto le “vele” dei sindacati contro la crisi ex Ilva

Taranto fa incetta di sport, ma non riesce a mettersi alle spalle la sua ferita più grande. Ai Giochi del Mediterraneo l’Italia vola in testa al medagliere: dopo le prime giornate gli azzurri hanno già conquistato 54 medaglie, con 19 podi arrivati nella sola giornata di lunedì. Una pioggia di ori, argenti e bronzi che accompagna la grande festa della ventesima edizione, con migliaia di atleti arrivati in Puglia da 26 Paesi. Ma mentre sulle piste e nelle piscine si corre, si nuota e si sale sul podio, a pochi chilometri di distanza si gioca una partita molto meno felice. È quella dell’ex Ilva, il gigante dell’acciaio che da decenni è il simbolo di tutte le contraddizioni di Taranto. Nei giorni in cui la città si presenta al Mediterraneo come capitale dello sport, il clima in strada ha un altro sapore e i sindacati hanno scelto le strade dei Giochi per ricordare che il futuro di migliaia di lavoratori resta appeso a un filo.

Da questa mattina, lungo via Ancona – una delle arterie che conducono allo stadio Iacovone, uno degli impianti simbolo dei Giochi – campeggia una grande “vela” montata su un furgone, con un messaggio netto: “Non si gioca con il futuro di 20.000 lavoratori! Ambiente, salute e lavoro”. L’iniziativa porta la firma di Fim, Fiom, Uilm e Usb, che hanno scelto di riprodurre gli stessi colori del logo ufficiale dei Giochi e l’immagine del ponte girevole di Taranto, inserendoli proprio accanto alla scritta “Embrace the future”, lo slogan scelto per questa ventesima edizione della manifestazione sportiva.

Un modo, spiegano i sindacati, per accendere i riflettori sul destino dell’ex Ilva, dove a fine ottobre dovrà fermarsi l’area a caldo dello stabilimento – cokerie, altiforni e acciaierie – in seguito a un decreto emesso lo scorso luglio dalla Corte d’Appello di Milano. Uno stop che rischia di avere pesanti ripercussioni occupazionali, non solo tra il personale diretto della fabbrica ma anche tra i lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto legato allo stabilimento.

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La “vela” dei sindacati non resterà ferma in un solo punto della città, ma si sposterà nei prossimi giorni toccando alcuni dei luoghi più frequentati durante i Giochi: dall’ingresso di Taranto lato città vecchia, in piazza Fontana, fino a parco Cimino, non lontano dal centro nautico dove si disputano le gare di canoa e canottaggio, per poi arrivare in viale Virgilio, l’arteria dove sorge lo stadio del nuoto con le sue due piscine olimpioniche da 50 metri, una coperta e una scoperta.

A pesare sul futuro dello stabilimento è anche il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo – cokerie, altiforni e acciaierie – entro la fine di ottobre. Uno scenario che il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso definisce una “bomba sociale e produttiva”, spiegando che i commissari hanno già compiuto gli atti necessari per tutelare il patrimonio aziendale, compreso il ricorso in Cassazione, ma devono nel frattempo dare esecuzione al decreto della Corte. In un’intervista a ilsussidiario.net, in occasione del Meeting di Rimini, dove il ministro partecipa oggi, Urso si è detto preoccupato per la situazione dell’ex Ilva: “In molti l’hanno definita una bomba sociale e produttiva. Dal primo luglio sono scattate le misure di salvaguardia sull’acciaio che avevamo chiesto alla Commissione, con conseguenze positive per chi produce in Europa. Il decreto della Corte d’Appello riguarda ovviamente solo lo stabilimento di Taranto: nel resto d’Europa gli altiforni riprendono a produrre a pieno ritmo, anche se hanno condizioni sanitarie e ambientali meno avanzate e sicure”. Taranto è insomma sotto i riflettori internazionali per i suoi Giochi, ma una parte del suo futuro economico resta legata a una fabbrica che rischia di fermarsi.

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