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Politica
Pnrr, la spinta alle infrastrutture passa anche da un mercato per le riserve

Infrastrutture: appalti semplificati e velocizzati, ma restano gli imprevisti in fase di costruzione

Le risorse in arrivo dal PNRR rappresenteranno la tanto attesa iniezione di liquidità necessaria a ridurre il gap infrastrutturale che separa il nostro paese dai nostri vicini di casa, Francia, Germania, Inghilterra. Come noto, però, la carenza di risorse finanziarie non è l’unico ostacolo alla realizzazione di infrastrutture e le stesse riforme richieste dall’UE a supporto del PNRR testimoniano che il nostro ritardo infrastrutturale è legato anche a burocrazia e contenziosi al di sopra della media europea.

Abbiamo assistito recentemente all’approvazione di alcune riforme in materia di appalti e concessioni pubbliche volte a semplificare e velocizzare le varie fasi dell’aggiudicazione, ma rimane sul tavolo il ritardo che le opere pubbliche e private accumulano in fase di costruzione

Nel corso dei lavori accade regolarmente che si presentino imprevisti o esigenze di apportare modifiche all’opera con conseguente incremento dei costi per l’appaltatore ed il tentativo di ribaltare i costi sul committente. Al di là della contingenza relativa alla pandemia, sono frequenti ritrovamenti nel sottosuolo non evidenziati nelle indagini preliminari o altri problemi tecnici che impongano delle varianti ai progetti originari.

Se non fronteggiate da un pronto intervento finanziario del committente, queste situazioni possono comportare difficoltà per l’appaltatore o il concessionario (e i suoi sponsors). Nelle situazioni più favorevoli, le parti riescono a raggiungere un bonario accordo che limita i disagi ed i ritardi ma a volte le circostanze impongono un’analisi più approfondita dell’accaduto che coinvolge aspetti tecnici, economici e giuridici da cui nascono le riserve ed i relativi contenziosi. In questi casi, si verificano i più concreti rischi di sospensione e gravi rallentamenti dei lavori.

Effetti collaterali della problematica sono inoltre gli stessi costi di gestione delle riserve e dei contenziosi, che impongono incarichi a consulenti esterni, e la difficile valorizzazione delle riserve in bilancio.
Le problematiche appena descritte potrebbero trovare una possibile soluzione nello smobilizzo delle riserve a favore di investitori specializzati, che si focalizzerebbero sul recupero del credito e svincolerebbero almeno in parte risorse necessarie ad evitare la sospensione dei lavori.

L’acquisto pro-soluto delle riserve e dei crediti in contenzioso è uno strumento già noto e praticato a livello nazionale ed internazionale, ma in Italia il livello degli scambi è lontano dagli standard internazionali e non si può ancora configurare un vero e proprio mercato per questa asset class. 

Mercato delle riserve in ritardo, cause e soluzioni

Le cause principali che impediscono al mercato delle riserve di decollare sono di vario genere e spaziano tradizionalmente dai vincoli alla cessione del credito previsti per gli appalti pubblici al delicato inquadramento giuridico della cessione di riserve fino ad arrivare alle limitazioni alla cessione dei crediti imposte dagli istituti finanziatori ai costruttori. Agli ostacoli tecnici si aggiungono problematiche commerciali quali la diffidenza dei committenti pubblici e privati verso potenziali terzi cessionari e le difficoltà di incontro tra domanda ed offerta di riserve dovute alle difficolta valutative. 

Le criticità in questione potrebbero essere superate grazie ad un framework normativo più favorevole che renda legittimo il trasferimento delle riserve al ricorrere di determinati criteri oggettivi e soggettivi, preveda specifiche qualifiche per i CTU che operano nei contenziosi su grandi opere e fast track dei giudizi dinnanzi alle sezioni specializzate fino ad arrivare ad eventuali incentivi alla cessione.

L’incontro tra domanda ed offerta potrebbe essere favorito anche da strumenti contrattuali. Senza abbandonare l’impostazione pro-soluto dell’operazione, si possono immaginare strumenti di condivisione del rischio, prevedendo ad esempio acconti, meccanismi di earn out ed altre clausole tipiche di operazioni in cui gli asset sono di difficile valorizzazione.

L’assetto contrattuale e la relativa valutazione dovranno considerare in modo specifico tanto le riserve che sono ancora in fase negoziale quanto quelle che sono sfociate in un vero e proprio contenzioso giudiziale o arbitrale. 

Anche la diffusione di metodologie di valutazione condivise sul mercato aiuterebbe a creare una piattaforma di maggior fiducia negli investitori.
Il mercato delle riserve potrebbe avere alcune analogie con quello degli NPLs in quanto elementi chiave per una positiva valutazione dell’operazione da parte degli investitori saranno la massa critica di riserve e la struttura di servicing per la gestione del claim ed il recupero del credito. 

Con cantieri e contractors rallentati dai contenziosi, i nostri progetti infrastrutturali potrebbero non arrivare in tempo all’appuntamento con il PNRR. Un mercato dei claims potrebbe garantire maggiore efficacia alla liquidità del PNRR ed alle riforme e dare quella spinta alle infrastrutture necessaria a rispettare le scadenze e le sfide che ci arrivano dall’Europa.

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