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Politica

Di Tommaso Cinquemani
 twitter@Tommaso5mani

"Serve una rivoluzione in cui i consumatori diventino i protagonisti dell'economia e in cui siano premiate le aziende che producono lavoro". Fabrizio Politi, imprenditore e uomo d'affari, con una intervista ad Affaritaliani.it presenta il suo movimento politico, Economia Popolare. Nel programma è centrale un metodo rivoluzionario per distinguere le aziende che producono ricchezza dando lavoro ai cittadini e quelle che invece adottano tecniche speculative o anti concorrenziali. E sul governo: "L'agenda economica di Letta è deludente". Poi punta sull'Europa: "Solo con l'Ue possiamo competere con India e Brasile. La Cina? Finora ha solo arricchito Mr Zara e Mr Ikea, ma cambiando poche regole può diventare una grande opportunità".


Politi, come e quando ha deciso di fondare questo movimento?
"Ho deciso di fondare Economia Popolare dopo aver incontrato i principali partiti della scena politica italiana per renderli partecipi dei risultati dei miei studi, da cui ho ricevuto sempre la medesima risposta: la tua proposta è la soluzione alla crisi e la strada per la ripresa economica, ma noi abbiamo il nostro programma, sentiamoci quando saremo al Governo'. Per far uscire l'Italia dalla crisi e dirigerla verso la ripresa economica dovevo convincere coloro che erano al Governo. Non riuscendoci, non restava che entrare in politica per andarci, al Governo".

Perché ha deciso di chiamare il suo movimento Economia Popolare?
"Il nostro programma si basa essenzialmente su una proposta di riforma economica rappresentata dalla Curva Mo.Mo.Sy (acronimo di Moderate Monetary System), un algoritmo a cui ho dedicato gli ultimi 4 anni di studi della mia vita. Economia Popolare si prefigge come obiettivo quello di avviare una vera e propria rivoluzione copernicana in cui le persone e i consumatori diventino il centro e i protagonisti dell'economia, parte attiva del sistema economico, non più vittime passive. Economia Popolare era il nome che meglio esprimeva la nostra missione. Il nome scelto, inoltre, spiega molto bene il processo di internazionalizzazione che abbiamo intenzione di avviare entro l'anno, ovvero avere una rappresentanza del movimento Economia Popolare in tutti i Paesi della Comunità Europea. Anche il logo è stato pensato con questo obiettivo: la stella centrale assume i colori della bandiera del Paese rappresentato".

Che cos'è la Curva Mo.Mo.Sy.?
"La Curva Mo.Mo.Sy. indica la capacità massima per un'impresa, relativamente al proprio settore, di produrre utili netti in proporzione al numero di dipendenti, sulla base di un modello economico equo e virtuoso. Diversamente, quando un'azienda produce una quantità di utili netti per dipendente superiore al limite massimo indicato dalla curva, significa che sta producendo gran parte dei profitti tramite azioni speculative dannose per la concorrenza e per la comunità economica nella quale opera".

Può spiegarsi meglio?
"Sotto la Curva Mo.Mo.Sy. vi sono le imprese che creano profitti attraverso il cosiddetto "lavoro reale", diversamente, quelle imprese che riescono a raggiungere valori posizionati oltre la Curva, producono enormi quantità di utili netti attraverso azioni speculative, quali dumping sociale, dumping ambientale, dumping fiscale, speculazione finanziaria e spesso sfruttando anche posizioni di mercato dominanti. Questo significa che quell'azienda sta producendo grandi profitti a vantaggio di poche persone. Applicando il calcolo di questo algoritmo non si verificherà più l'accumulo di grandi ricchezze nella mani dell'1% della popolazione a scapito del restante 99%. La ricchezza tornerebbe a essere prodotta in proporzione al lavoro reale generato, con un conseguente incremento del benessere diffuso nella comunità nella quale l'impresa opera".
 

merkel letta

Gli sprechi della macchina pubblica sono un tema prioritario?
"Non ritengo prioritario investire il tempo e le energie del Governo attuale nella riduzione della spesa, ci sono almeno venti anni di ritardo in questo. Gli sprechi nel nostro Paese sono tanti, troppi e socialmente inaccettabili: sono quelli della Casta dei politici, dei dirigenti di stato, della 'macchina burocratica'. Vanno eliminati subito, perché l'Italia fa parte di un mercato globale e aperto e dobbiamo avere standard e performance in grado di renderci competitivi con gli altri Paesi. Ma c'è di più".

Dica.
"In merito al risparmio della spesa pubblica, mi auguro però che, sotto la pressione della piazza, il Governo eviti azioni mediaticamente eclatanti ma economicamente inefficaci. I tagli agli sprechi sono un'azione necessaria, ma non sono la soluzione alla crisi e perdere tempo ad inseguirli potrebbe portarci, nel frattempo, al fallimento. Dedicare l'azione del Governo a cercare di mettere d'accordo le parti sociali su questo punto, senza però intervenire immediatamente per bloccare l'emorragia di lavoro e denaro, è come suonare bella musica mentre il Titanic affonda. Quello che voglio sottolineare è che bloccare la chiusura e l'emigrazione delle industrie e della ricchezza è prioritario rispetto al taglio della spesa pubblica".

Nel suo discorso alle Camere, il premier Letta ha affrontato differenti temi: dall'Imu, agli ammortizzatori sociali per i precari, agli incentivi per chi assume. Che cosa ne pensa?
"L'agenda economica del Governo Letta mi preoccupa molto, sono rimasto assolutamente deluso, ma la nomina dei ministri Saccomannni e Zanonato aveva già fatto capire che niente sarebbe cambiato, che la spirale economica verso il basso non sarebbe stata invertita".

Letta, incontrando la Merkel, ha detto che serve più Europa. Condivide? In che modo l'Europa può contribuire a far ripartire l'Europa?
"Certamente serve più Europa, viviamo ormai in un mercato globale, soltanto tramite gli 'Stati Uniti d'Europa' possiamo pensare di competere con giganti come la Cina, l'America, e l'India. Serve urgentemente un'Europa politica, perché l'Europa economica ha trasformato i nostri Paesi in luoghi di mera distribuzione di prodotti e raccolta di ricchezza. Per nessuna impresa è più conveniente produrre e pagare le tasse nei nostri Paesi, mentre è molto conveniente vendervi i prodotti. Ma l'Europa economica non farà mai questa inversione, non sarebbe conveniente. Questa conversione, o meglio, evoluzione necessaria, potrebbe attuarla soltanto l'Europa politica. Lo scopo dovrebbe essere quello di organizzare davvero un libero mercato, dove libero non significa un sistema in cui ognuno fa quello che vuole - sarebbe il mercato del più forte e del più furbo (proprio com'è adesso) - libero mercato significa che tutti gli attori presenti sono soggetti alle stesse regole, con regole anti-dumping per garantire la 'concorrenza leale', valore fondamentale garantito sia dalla Costituzione Europea che dalla Costituzione Italiana".

La Cina è una risorsa, come dicono in molti, o un nemico da arginare?
"La Cina è un mezzo, non un fine. Sino ad oggi è stata utilizzata come mezzo per impoverire l'Europa e arricchire poche persone come Mr. Zara e Mr. Ikea, ma cambiando poche regole di politica economica la Cina, come tutta l'Asia, può diventare una grande opportunità per tutti i cittadini europei. Il programma di Economia Popolare è teso proprio a trasformare i paesi in via di sviluppo e la globalizzazione in una grande opportunità per tutti".

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