Social media manager al posto di ingegneri e statistici: quando i like trasformano i post in disegni di legge, la politica perde senso e qualità - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 12:54

Social media manager al posto di ingegneri e statistici: quando i like trasformano i post in disegni di legge, la politica perde senso e qualità

Dalle leggi scritte male al mito del “deep state”, il vero problema è una classe dirigente che comunica molto ma decide e realizza poco

di Antonio Mastrapasqua

Norme oscure, decreti d’urgenza e ministeri svuotati: quando la politica si fa liquida, la macchina dello Stato si inceppa. Il commento

Ogni tanto si evoca, quasi con timore, l’esistenza di un livello nascosto del potere. Non solo in Italia. A proposito (e a sproposito) si parla di “deep state”, come se ci fosse una conventicola di adepti, sacerdoti di uno “Stato profondo”, appunto, capace di restare inamovibili nell’apparente mobilità della politica.

Ma forse è proprio quando se ne sente la mancanza, che se ne avverte il bisogno. Lo Stato esige una stabilità e una continuità istituzionale che non può reggersi su improvvisazioni e furberie. Né si può ammettere di essere guidati da pifferai che hanno solo l’obiettivo di conquistare consenso, senza poi saper che cosa farne. Non basta accumulare like o follower sui social per guidare un Paese. In qualche modo l’esistenza di un “deep state” – senza le oscure caratteristiche che gli si vogliono attribuire – è l’unico modo per governare un Paese. Può diventare un problema quando si perde la capacità e l’abitudine di confrontarsi con le burocrazie, a ogni livello. Se la politica diventa debole si avverte il rischio di uno “Stato profondo” troppo forte.

La burocrazia diventa ingombrante quando la politica si fa liquida. Una recente ricerca pubblicata su Lavoce.info punta il dito sull’oscurità normativa in Italia. L'85% delle frasi scritte nelle leggi italiane supera le 25 parole (comunemente considerata la soglia della chiarezza concettuale), con uso eccessivo di gerundi, verbi modali e rimandi incrociati: il 60% delle leggi rimanda ad altre norme. Il corpus normativo italiano conta oltre 160.000 norme attive.

Questa ipertrofia genera ambiguità nel diritto e nella vita quotidiana di cittadini e imprese. Secondo l’indagine in Italia si producono leggi frettolose, ormai quasi sempre su impulso governativo, tramite decreti-legge. Sabino Cassese, qualche tempo fa, commentando l’indagine, e ribadendo una sua consolidata opinione circa l’oscurità delle leggi italiane, ribadiva che, se fossero state chiare, il prodotto interno lordo italiano sarebbe ora più alto di almeno il 10%. Già perché una legge scritta male, con troppi aggettivi, con troppe subordinate, con troppi riferimenti interni ad altri atti normativi, con troppe parole (che diventano inutili e dannose per la chiarezza) finisce per richiedere interpretazioni, quindi produce incertezza.

Il potere legislativo è ormai affidato a inesperti e improbabili legislatori, così come il potere esecutivo è nelle mani di dicasteri sempre più svuotati di competenze che non siano quelle squisitamente giuridiche. Sempre Cassese lo ripete da anni: la Pubblica Amministrazione ha bisogno di ingegneri, di statistici, di matematici, di biologi, di attuari. Tanto più quanto si tratta di una Pa chiamata ad affiancare la politica nei poteri dello Stato.

La forza dei ministeri e nei ministeri, si sta, pian piano, indebolendo. Così come la competenza nel Parlamento. Forse ho capelli troppo bianchi (o troppo pochi), ma ben ricordo Ministri assai competenti che passavano il loro tempo inchiodati alla loro scrivania. E rammento anche Gabinetti dei ministri in cui c’erano persone come Franco Reviglio, Giulio Tremonti, Beniamino Andreatta. Squadre di primo livello. Oggi? Oggi i Gabinetti dei ministri sono formati da social media manager, esperti di comunicazione e di eventi. Si fa un tweet (ora si chiama “X”) e si sta a guardare. Se raccoglie like e, quindi, consenso, si trasforma il post in un Disegno di legge. I ministri raramente stanno seduti sulla propria sedia e inseguono l’emozione. La qualità del prodotto legislativo, poi, è quella che osserviamo. E la cerniera che dovrebbe unire le decisioni strategiche, i cui lembi sono rappresentati dalla Corte dei conti, dal Consiglio di Stato, dai Gabinetti dei ministri, si rompe. E non unisce più nulla.

La qualità della legislazione è scadente, così come la capacità di produrre atti amministrativi e quindi anche opere pubbliche. Non me ne voglia nessuno, ma le Olimpiadi di Milano-Cortina iniziano tra meno di un mese e su 73 opere previste, ne sono state concluse meno di 10. Le altre saranno consegnate entro il 2030.

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