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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Il governo incassa, anche se dopo estenuanti trattative, l'accordo sulla composizione del Comitato dei 40 e sull'iter per la riforma della Costituzione. La mozione sulle riforme (che sarà votata mercoledì) prevede un percorso di 18 mesi che dovrebbe portare alla revisione della forma di governo, al superamento del bicameralismo e alla riduzione del numero dei parlamentari. Il Comitato invece sarà composto dai rappresentanti dei partiti secondo un principio di proporzionalità, secondo cioè le percentuali che Pd, Pdl e Sc hanno raccolto alle urne.

La vera gatta da pelare però è la riforma della legge elettorale. Il governo non è mai stato così lontano dall'accordo (come certificato da Epifani), su cui pesano le divisioni tra Pd e Pdl, ma anche le spaccature interne ai partiti. Renato Brunetta vorrebbe delle modifiche minime al testo in modo da mettere al sicuro la legge dalla Corte Costituzionale che potrebbe giudicarla, appunto, incostituzionale. Nel Pd invece le opinioni sono diverse e contrastanti.

Il capogruppo Speranza ha fatto sapere che le modifiche devono essere più corpose, ma tra i suoi sono in molti a pensare che il Porcellum debba essere fatto fuori il prima possibile. A pensarlo sono in primis i renziani (ma anche i dalemiani e i giovani turchi) che potrebbero mettere il partito e il governo in serie difficoltà. In Aula infatti, oltre alla mozione del governo, sarà discussa la mozione Giachetti, vicepresidente della Camera, che prevede un ritorno al Mattarellum. Un provvedimento che potrebbe avere i voti di Sel, del Movimento 5 Stelle e di una larga parte dei renziani che, fanno sapere ad Affaritaliani.it, sono dell'idea di votare la mozione, almeno che il firmatario non la ritiri (cosa improbabile visto che Giachetti, animo radicale, fece uno sciopero della fame l'anno scorso e fu sostenuto anche da Napolitano). Il Pd si potrebbe trovare così nella spiacevole, anche se ricorrente, situazione di spaccarsi al suo interno.

Ma anche nel Pdl la brace arde sotto la cenere. E' convinzione di molti falchi che il Pd non voglia affatto modificare il Porcellum così da evitare che il Pdl possa staccare la spina a Letta per tornare al voto. Se non ritocchiamo la legge, è il ragionamento attributo al Pd, la Consulta solleverà l'incostituzionalità di alcune parti e così non si potrà andare al voto senza una radicale modifica. Ed è questo che teme il Pdl, ovvero che il Pd trovi in Parlamento convergenze con i grillini e Sel e voti per il ritorno del Mattarellum.
 

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