di Manuela Alessandra Filippi

In queste ore concitate, alla vigilia delle primarie della vita – ho perso il conto di tutte quelle che sono state spacciate come tali - che con un tempismo quasi divino arrivano giusto giusto dopo Sant’Ambrogio e la prima patinatissima della Scala, fervono i preparativi nelle case degli elettori della sinistra. Fuori, nelle sedi del partito, intanto, si scaldano i motori, friggono le sale stampa, bollono i calderoni dei comunicati e delle dichiarazioni, già belli e pronti. Che si vinca o si perda la parola d’ordine è una sola: stare sul pezzo e non perderlo di vista. Un po’ come i nostri parlamentari sulle loro cadreghine.

Nelle scatole, sempre più piatte e meno catodiche, le proiezioni dei talk show s’inseguono, le opinioni s’infiammano e le Parche del PD fan quadrato intorno ai loro candidati, ognuno dando per scontato di aver già nel sacco la vittoria, e con quella un bel castelletto di risorse. A proposito di risorse, vien da chiedersi: con tutti i soldi che ci hanno già rubato, le primarie non potevano farle gratis? Avete fatto un conto di quello che tireranno su, se solo quattro milioni di italiani andranno a votare ? Io li ho fatti, i conti: otto milioni di euro.

Un segnale forte sarebbe stato chiederci di andare a votare a costo zero. Un altro segnale forte sarebbe stato chiederci di scegliere fra candidati con poche idee ma chiare, piuttosto che molte e decisamente confuse. In una newsletter del PD, qualche giorno fa ho letto “Chiudiamo gli occhi. Solo per un momento, ma poi teniamoli "aperti e asciutti nella notte scura". Teniamoli aperti perché è arrivato il momento di scegliere il Partito Democratico (…) che la pensa come te, che ha il coraggio di dire ciò che vuole fare per cambiare questo Paese e ha la forza di fare ciò che dice”.

Per un attimo ho creduto di aver aperto per sbaglio il file del racconto di Charles Dickens, A Christmas Carol, col vecchio Scrooge che all’improvviso diventa più buono. Dunque, delirio per delirio, misura per misura, con un occhio rivolto a Shakespeare e l’altro ad Asterix, giunti a questo punto, non avendo proprio più nulla da perdere, non sarebbe più interessante e avvincente trovare un Massimo Decimo Meridio, nominarlo generale delle truppe ribelli e con lui espugnare la fortezza del malaffare e scaraventar giù dai loro scranni, come Gesù nel tempio, i sacerdoti corrotti e corruttori? Armati fino ai denti potremmo sbarcare nel transatlantico di Roma e al grido "Al mio segnale scatenate l'inferno", imprigionare quest'orda d'imbelli divoratori di risorse, tutti, senza distinzioni di colori e bandiere, e impossessarci dell'arena parlamento, che è casa nostra, la casa del popolo italiano.

Dopodiché, assicurati i ladri ai servizi socialmente utili, con solo vitto e poco alloggio, si potrebbe proporre un bel plebiscito popolare, per stabilire da chi e come desideriamo essere governati. A questo punto, potrebbe persin venire fuori che i partiti non hanno più senso, che sono morti, tanto quanto i babilonesi o i fenici. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo continuare a votare il meno peggio. Quando capiremo che per cambiare l'Italia dobbiamo cambiare noi?

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di Manuela Alessandra Filippi

In queste ore concitate, alla vigilia delle primarie della vita – ho perso il conto di tutte quelle che sono state spacciate come tali - che con un tempismo quasi divino arrivano giusto giusto dopo Sant’Ambrogio e la prima patinatissima della Scala, fervono i preparativi nelle case degli elettori della sinistra. Fuori, nelle sedi del partito, intanto, si scaldano i motori, friggono le sale stampa, bollono i calderoni dei comunicati e delle dichiarazioni, già belli e pronti. Che si vinca o si perda la parola d’ordine è una sola: stare sul pezzo e non perderlo di vista. Un po’ come i nostri parlamentari sulle loro cadreghine.

Nelle scatole, sempre più piatte e meno catodiche, le proiezioni dei talk show s’inseguono, le opinioni s’infiammano e le Parche del PD fan quadrato intorno ai loro candidati, ognuno dando per scontato di aver già nel sacco la vittoria, e con quella un bel castelletto di risorse. A proposito di risorse, vien da chiedersi: con tutti i soldi che ci hanno già rubato, le primarie non potevano farle gratis? Avete fatto un conto di quello che tireranno su, se solo quattro milioni di italiani andranno a votare ? Io li ho fatti, i conti: otto milioni di euro.

Un segnale forte sarebbe stato chiederci di andare a votare a costo zero. Un altro segnale forte sarebbe stato chiederci di scegliere fra candidati con poche idee ma chiare, piuttosto che molte e decisamente confuse. In una newsletter del PD, qualche giorno fa ho letto “Chiudiamo gli occhi. Solo per un momento, ma poi teniamoli "aperti e asciutti nella notte scura". Teniamoli aperti perché è arrivato il momento di scegliere il Partito Democratico (…) che la pensa come te, che ha il coraggio di dire ciò che vuole fare per cambiare questo Paese e ha la forza di fare ciò che dice”.

Per un attimo ho creduto di aver aperto per sbaglio il file del racconto di Charles Dickens, A Christmas Carol, col vecchio Scrooge che all’improvviso diventa più buono. Dunque, delirio per delirio, misura per misura, con un occhio rivolto a Shakespeare e l’altro ad Asterix, giunti a questo punto, non avendo proprio più nulla da perdere, non sarebbe più interessante e avvincente trovare un Massimo Decimo Meridio, nominarlo generale delle truppe ribelli e con lui espugnare la fortezza del malaffare e scaraventar giù dai loro scranni, come Gesù nel tempio, i sacerdoti corrotti e corruttori? Armati fino ai denti potremmo sbarcare nel transatlantico di Roma e al grido "Al mio segnale scatenate l'inferno", imprigionare quest'orda d'imbelli divoratori di risorse, tutti, senza distinzioni di colori e bandiere, e impossessarci dell'arena parlamento, che è casa nostra, la casa del popolo italiano.

Dopodiché, assicurati i ladri ai servizi socialmente utili, con solo vitto e poco alloggio, si potrebbe proporre un bel plebiscito popolare, per stabilire da chi e come desideriamo essere governati. A questo punto, potrebbe persin venire fuori che i partiti non hanno più senso, che sono morti, tanto quanto i babilonesi o i fenici. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo continuare a votare il meno peggio. Quando capiremo che per cambiare l'Italia dobbiamo cambiare noi?

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