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Primarie Pd, i cinque motivi per cui ha vinto Renzi

L’analisi di Affaritaliani.it

Due milioni di persone sono andate a votare,  si sono messe in fila davanti ai gazebo pagando 2 euro per partecipare all’esperienza di un bagno nella “democrazia diretta” offerto dalle primarie del Pd ed il 70 per cento ha votato  perchē Matteo Renzi fosse il segretario. Questa ē la realtà, l’assunto da cui tutti noi – compresi i dissidenti o gli scissionisti, gli antireziani integralisti duri e puri- dobbiamo partire perchē la democrazia prevede che la quantità (ossia la maggioranza) faccia, come direbbe Hegel, “qualità” cioē modifichi lo “stato” delle cose. Ebbene, Renzi ha vinto. Perchē? Innanzitutto perchē, al netto della sconfitta al referendum  costituzionale del dicembre scorso, il suo carisma non si era effettivamente eroso in modo drastico o definitivo; poi perchē noi siamo un paese  ideologicamente a vocazione moderata, dunque, bypassiamo tutto quanto ci possa apparire troppo populista o rivoluzionario perchē mette in crisi le nostre granitiche certezze a proposito della stabilità governativa.  

Con la vittoria di Renzi ha prevalso la  ragione dell’unitá sulle spinte divisive di una certa parte del partito democratico. Eh si,  forse la “scissione” andava fatta, come dice una comunista perbene del calibro di Livia Turco,  dopo il congresso, non prima. Molti compagni che io stessa ho incontrato andando in giro nelle settimane scorse per sezioni (sto finendo un libro sul post renzismo) non facevano altro che lamentarsi per la spaccatura dicendo: ma non si poteva aprire un confronto interno? Non lo  capiscono gli ex capi Ds come Bersani che  dividendoci facciamo solo il gioco della destra? Alcuni vecchi Ds come l’ultimo segretario Piero Fassino che tanto generosamente si ē speso per Renzi lo hanno capito in anticipo che la sola  prospettiva per la sinistra era ricompattare il Pd. Ad ogni costo, perchē la spaccatura avrebbe fatto peggio, di sicuro. Guardando in dettaglio la mappatura di target del voto, si scopre anche che a votare  per Renzi sono state soprattutto le donne. La fotografia di Matteo al seggio con la  moglie Agnese & la figlia Ester cristallizza una “femminilizzazione” della  preferenza all’ex premier che, davanti ad Orlando ed Emiliano, ē apparso, ancora una volta, l’alternativa più credibile  poiché concreta, realistica. Certo, ci sono pure altri motivi, spiegamoli allora. 

1) Renzi più concreto di Orlando ed Emiliano
Andrea Orlando ha rappresentato il partito nel senso più tradizionale del termine, è un buon ministro, ma in caso di elezioni politiche generali faticherebbe a dare di sé l’immagine di possibile capo di governo. Infatti Orlando stesso ha proposto di separare la figura del segretario del Pd da quella del candidato premier, anche nell’ottica di una futura coalizione da creare. Se Orlando ha rappresentato l’anima tradizionale del partito, Michele Emiliano ha scelto di dare voce all’anima grillina. Anche in questo caso però la sua offerta politica non sarebbe sembrata completa, in caso di elezioni politiche. Renzi ha dato comunque l’impressione di essere un leader politico più completo, sebbene ormai più tradizionale e non più nuovo. Renzi ha rivinto le primarie del Pd perché le alternative esterne, quelle non in gara alla primarie, ma eventualmente in campo alle politiche, non sono ancora chiare e definite. Chi guiderà i 5 stelle alle elezioni? Chi il centrodestra? E quanti schieramenti ci saranno a destra del Pd? Nell’incertezza delle alternative, l’usato più o meno sicuro chiama comunque a votare qualche elettore degli altri schieramenti, soprattutto tra i moderati.

2) Renzi ha vinto anche nella comunicazione
Renzi ha rivinto le primarie del Pd perché ha trovato un equilibrio capace di far passare abbastanza in secondo piano la disfatta del referendum istituzionale e le pecche del suo governo. Certo, non ha potuto e non può più parlare di riforme istituzionali e nemmeno politiche in generale, ma rivendicando in parte i pro del suo governo è riuscito a non far esplodere i contro. Anche perché il principale antagonista interno, Andrea Orlando, faceva parte del suo governo ed era dunque difficile per lui attaccarne le scelte di fondo, sebbene ci abbia provato sul tema del lavoro e delle leggi connesse. Sembra incredibile in tempi in cui si parla di dimissioni forzose del direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto ma stavolta la  macchina della comunicazione ha funzionato bene. Renzi ē apparso sempre fresco  capace ma meno arrogante, soprattutto più “in squadra” con i suoi. L’immagine rassicurante meno  enfatica ha fatto premio sull’elettorato “medio” o sulle donne ed i giovani. 

3) Renzi ha vinto anche sulla paura dei 5 stelle
Renzi ha rivinto le primarie del Pd perché chi non vuole la vittoria di Beppe Grillo per ora vede soltanto lui come possibile alternativa. Non a caso lo stesso Renzi, nella mozione firmata assieme al ministro Maurizio Martina, ha individuato nell’alternativa di governo al Movimento 5 Stelle l’ispirazione politica (e di comunicazione) principale anche per la partita delle primarie. A differenza di Grillo che non ha modificato il suo stile, Renzi, dopo la sconfitta del referendum, ha mostrato umiltà. Il suo discorso dopo la disfatta resta memorabile. Il punto di partenza di un nuovo inizio, lo start del successo di oggi.

4) Renzi ha vinto per il fattore G (Paolo Gentiloni)
Renzi ha rivinto le primarie del Pd perché ha scelto Paolo Gentiloni e perché poi Paolo Gentiloni ha sostenuto Renzi. Il governo di decantazione di Gentiloni è stato il modo migliore per Renzi di superare il governo Renzi, restando l’unica alternativa forte nel centrosinistra per il dopo Gentiloni. La  lealtà e la continuità – soprattutto in tema economico con le nomine delle ex partecipazioni statali- hanno pagato. 

5) Renzi ha vinto, adesso al voto
Ma quello che appare certo ai più – non al ministro Dario Franceschini, azionista forte della maggioranza renziana del Pd, che in tv ha assicurato un appoggio del Pd sempre più netto all’esecutivo – è che dopo un Renzi vittorioso così nettamente le elezioni anticipate si avvicinano e non si allontanano. D’altronde Renzi ha detto: “Non si sa quando si voterà”. Eppure si sa quando la legislatura termina. Ma evidentemente il riconfermato segretario del Pd non vuole che si rispetti il termine naturale della legislatura. Più chiaro di così – consapevolmente o meno – Renzi non poteva essere con quelle parole. Dicevano che era un leader non legittimato dal  voto, ora che il 70 per cento lo ha votato alle primarie, fossi in lui anche io andrei alle urne. Comunque bravo.