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Politica

di Paolo Fiore

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"Un simbolo più di altri mi ha ispirato: il semaforo. Tutti corrono, devono scappare. E lui fermo, tranquillo. La sinistra era in un momento di difficoltà, guardava nella nebbia e ha visto le luci colorate. Pensava fosse una macchina da corsa. E invece era un semaforo". Chi parla è il Romano Prodi firmato Corrado Guzzanti.

Era il 1996. Sono passati 17 anni, ma la scena non è cambiata. Stessa sinistra in difficoltà, alla ricerca di un leader che potesse tenere insieme le sue mille anime. Stessa nebbia dopo la bocciatura di candidati partoriti dal partito. Poi, una luce in lontananza. Lì, "ferma, tranquilla". E' cambiata solo una cosa: allora serviva un presidente del Consiglio. Adesso un presidente della Repubblica. Per battere Berlusconi, D'Alema andò a pescare quel democristiano dal volto pacioso, già giovane ministro del governo Andreotti e presidente dell'Iri.

Da quell'anno il curriculum di Prodi si è rimpolpato non poco: è diventato presidente della Commissione Europea e due volte presidente del Consiglio. Poi, dopo la porta sbattuta in faccia da Clemente Mastella e la caduta del suo secondo governo, Prodi ha fatto un passo indietro, magari aspettando il Quirinale, "lì, fermo, tranquillo". Da spettatore ha osservato lo stallo politico. Ha guardato il Pd sfaldarsi intorno al nome di un presidente. Ha visto il Partito Democratico perdersi. Poi in mezzo alla nebbia, Bersani ha alzato gli occhi e ha notato una luce colorata, "lì, ferma, tranquilla". Così la sinistra, in cerca di un'auto da corsa, è tornata ad affidarsi al semaforo Prodi.

Luce rossa. La sinistra pensava di essere salita su una Formula Uno che potesse ridonarle slancio. E invece si è ritrovata su un semaforo lampeggiante. Fermo, immobile. E incapace di gestire il traffico in un Pd fuori carreggiata. .

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