Politica
Pucci rinuncia a Sanremo dopo gli insulti social, Meloni: "Ora basta con il doppiopesismo. Se attaccano me è satira, ma su di loro è sessismo"
Un doppiopesismo che, secondo Meloni, assolve gli attacchi contro di lei e condanna quelli rivolti alla sinistra

Meloni, la satira e il doppio standard: perché il caso Pucci è diventato politico
Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera la premier Giorgia Meloni ha scelto di intervenire sul caso Pucci nonostante si tratti di una polemica che ha poco di politico e ancora meno di governativo, ma che tocca un terreno altamente popolare come quello di Sanremo. A spingerla, spiega la presidente del Consiglio, non è stata una simpatia personale per il comico, "a stento sapevo chi fosse", bensì l’avversione per quello che definisce un doppiopesismo intollerabile, "la cifra della sinistra", che a suo dire viene applicato con sistematicità.
Meloni assicura di non conoscere nemmeno gli sketch in cui Andrea Pucci avrebbe ironizzato su Elly Schlein con toni accusati di sessismo e body shaming. E proprio per questo, riferisce il Corriere, reagisce richiamando esempi di satira che negli anni hanno colpito lei stessa, senza suscitare analoghe levate di scudi. Cita alcune vignette di Natangelo pubblicate sul Fatto, una la ritrae inginocchiata davanti a Donald Trump, un’altra allude con un doppio senso sessuale al sostegno italiano all’Ucraina, una terza la mostra con la gonna sollevata dal vento e la scritta “FdI -1,3%” sugli slip. Immagini che la premier giudica tutt’altro che delicate.
È qui che, si legge sul Corriere, Meloni pone la questione centrale: perché quelle rappresentazioni vengono difese come satira, mentre le battute rivolte a Schlein vengono bollate come sessismo? "Quando attaccano me è satira, quando attaccano loro è inaccettabile?", è il senso del ragionamento. Una disparità che la presidente del Consiglio considera politicamente e culturalmente ipocrita.
Il discorso si allarga poi al rapporto tra politica e Festival di Sanremo. Meloni ribadisce di essere contraria all’uso del palco dell’Ariston per messaggi politici, ricordando che si tratta pur sempre di uno spettacolo, per quanto seguitissimo. Una posizione che, sottolinea, dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dall’orientamento politico degli artisti coinvolti. Se Pucci avesse partecipato al Festival, osserva ancora Meloni nelle parole riportate dal Corriere, la soluzione non sarebbe stata la censura preventiva, ma semmai la richiesta di evitare interventi politici. Minacciare l’esclusione di un comico solo perché non se ne condivide il taglio satirico resta, per lei, un errore grave. Tanto più se a chiederla sono coloro che hanno sempre rivendicato la sacralità della satira, purché diretta contro la destra. È proprio questa convinzione ad aver spinto Meloni a intervenire pubblicamente anche sui social: rivendicare una differenza netta. "Noi non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico", conclude la premier.
