Quirinale, gli italiani vogliono Draghi presidente della Repubblica
Il secondo mandato di Sergio Mattarella è appena al quinto anno dei sette previsti, eppure il toto-Quirinale è già cominciato. A fotografare gli umori degli italiani sul futuro Presidente della Repubblica è un sondaggio Radar SWG, condotto tra l’1 e il 3 luglio 2026 su un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni, che restituisce un’indicazione netta: la stragrande maggioranza degli elettori non chiede un Capo dello Stato di parte, ma una figura capace di unire.
Una carica che conta, e che non deve dividere
Il primo dato che emerge è l’importanza attribuita alla partita del Colle: l’84% degli italiani ritiene rilevante, per il futuro del Paese, chi sarà eletto il prossimo Presidente della Repubblica. Non solo: il 68% degli intervistati è convinto che i partiti debbano impegnarsi a trovare una figura il più possibile condivisa, da eleggere con una larga maggioranza. Soltanto il 18% ritiene invece che lo schieramento con la maggioranza in Parlamento abbia tutto il diritto di scegliere un proprio candidato ed eleggerlo, anche con una maggioranza di misura.
Coerente con questa visione è anche il profilo desiderato. Alla domanda su quale provenienza politica dovrebbe avere il successore di Mattarella, la risposta più diffusa (32%) è che il posizionamento sia indifferente, purché la persona sia adatta al ruolo. Il 22% preferirebbe un Presidente proveniente dal centrodestra, il 13% un politico mai schierato in nessuno dei due poli, il 12% una figura di centrosinistra e l’11% un profilo esterno alla politica.
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Solo una parte minoritaria degli elettori schierati, insomma, spinge per un nome del proprio campo: tra gli elettori di maggioranza il 46% vorrebbe un Presidente di centrodestra, tra quelli di opposizione il 24% ne vorrebbe uno di centrosinistra, ma in entrambi gli schieramenti circa un terzo (30% e 31%) considera prioritaria l’adeguatezza della persona rispetto al colore politico.
Il profilo ideale: aggregante, prestigioso, esperto
Quali caratteristiche dovrebbe avere il prossimo inquilino del Quirinale? Al primo posto, indicata dal 56% degli intervistati, c’è la richiesta di non essere una figura divisiva — un requisito condiviso in modo identico da elettori di maggioranza e di opposizione, entrambi al 60%. Segue, con il 54%, il prestigio a livello internazionale, particolarmente sentito nel campo della maggioranza (63%). Il 32% chiede una lunga esperienza politica, il 27% un profilo europeista (voce cara soprattutto agli elettori di opposizione, al 44%). Molto più indietro le caratteristiche anagrafiche e personali: essere relativamente giovane (17%), essere donna (11%), essere simpatico (7%), essere uomo (6%).
Il ritratto che ne esce è quello di un Capo dello Stato anzitutto aggregante e autorevole sulla scena internazionale, ma con alle spalle una solida esperienza politica.
Draghi in testa, Meloni e Bersani forti solo nel proprio campo
Passando ai nomi, il più gradito tra i potenziali candidati al Colle è Mario Draghi: il 48% degli intervistati lo ritiene adeguato alla carica, con un consenso trasversale che tocca il 52% tra gli elettori di maggioranza e il 56% tra quelli di opposizione. Seguono, a distanza, Giorgia Meloni (38% di adeguatezza) e Pier Luigi Bersani (35%), i cui consensi risultano però fortemente polarizzati: la premier è considerata adeguata dall’82% degli elettori di maggioranza ma solo dal 18% di quelli di opposizione, mentre per Bersani il rapporto si rovescia (16% contro 55%).
Più staccati Paolo Gentiloni (28%), Guido Crosetto e Mario Monti (26%), Giuseppe Conte e Pier Ferdinando Casini (25%), Antonio Tajani e Romano Prodi (24%). Interessante il dato sulla trasversalità: insieme a Draghi, Casini e Monti, sono proprio Gentiloni e Crosetto, tra i nomi politicamente schierati, quelli che raccolgono le percentuali di accettabilità più significative anche nel campo avverso — Gentiloni con il 39% tra gli elettori di maggioranza pur essendo un esponente del centrosinistra, Crosetto con il 24% tra quelli di opposizione. Sotto la soglia del 24% restano invece altri nomi circolati, da Giorgetti a Fini, da Franceschini a Boldrini, fino a La Russa e Mantovano.

