I membri del cda della nuova Rai (saranno 7 anziché gli attuali 9) saranno “licenziabili”. Lo prevede il disegno di legge di riforma della televisione di Stato. Potranno essere mandati via dall’Assemblea dei soci della tv pubblica(ministero dell’Economia e Siae) a patto che arrivi una “valutazione favorevole” da parte dei deputati e senatori che siedono nella Commissione parlamentare di Vigilanza.
Discorso molto simile per l’amministratore delegato: potrà essere mandato via dallo stesso consiglio di amministrazione che lo ha eletto (probabilmente con voto a maggioranza), sentita l’assemblea dei soci.
L’amministratore delegato, che non potrà essere dipendente della tv di Stato, resterà in carica per tre anni. In caso di licenziamento anticipato, avrà diritto a un piccolo paracadute economico, pari a “tre dodicesimi del compenso”, recita l’articolo 12 del disegno di legge.
“Il governo e’ delegato ad adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge uno o piu’ decreti legislativi per la disciplina del finanziamento pubblico alla Rai spa sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) revisione della normativa vigente in materia di canone, tenendo conto della giurisprudenza delle corti superiori”. E’ quanto si legge nel testo del ddl di riforma della Rai pubblicato sul sito del governo. Tra gli altri principi della delega figura “l’efficientamento del sistema del finanziamento pubblico della Rai spa in considerazione del livello di morosita’ riscontrata, dell’incremento delle disdette, dell’analisi costi-benefici nel perseguimento di politiche finalizzate a perequazione sociale ed effettivita’ della riscossione”.
