Intervista a tutto campo di Affaritaliani.it a Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega Nord.
Da responsabile economico della Lega Nord, come vede la battaglia per il controllo della Rcs-Corriere della Sera?
“Innanzitutto va detto che si tratta di una questione politica e non certo economica. Sappiamo perfettamente che gli interessi dei salotti mediobancheschi non sono quelli di far soldi con il Corriere ma di utilizzarlo come uno strumento di potere e come una vetrina. Per questo tipo di investitori il primo giornale italiano è un investimento analogo a quello in una squadra di calcio che non viene acquistata per far soldi ma per usarla come vetrina e come pubblicità”.
Quindi lei tifa per Urbano Cairo?
“E’ del tutto evidente che qualsiasi azione possa modificare questa oscena situazione del Corriere, megafono del Pd e dei 5 Stelle, è ben vista”.
Corriere megafono dei 5 Stelle?
“Certo, perché sono il rincalzo per bloccare la nostra vera opposizione. Basta prendere le lettere pubblicate sul Corriere di oggi, martedì 31 maggio. Una si lamenta del Veneto, governato da Luca Zaia, un’altra se la prende con l’amministrazione comunale di Padova, quindi Bitonci, e in un’altra si elogiano i 5 Stelle. La Lega non esiste e guarda caso c’è un paginone sulla Raggi. Semplice, il M5S è un’opposizione innocua e quindi il renziano Corriere la coccola e la spinge”.
Insomma, lei sta con Cairo…
“Non riuscendo nemmeno a leggere il Corriere attuale, perché fa ribrezzo, spero proprio che vinca Cairo. Anche se ho i miei dubbi che possa farcela. Cairo ragiona da uomo d’affari e quindi ha qualche cartuccia in meno rispetto a chi è disposto a spendere una quota per motivi politici”.
Cioè?
“Se uno guarda alla parte economica ci mette X come investimento, ma l’altro oltre X ha anche Y (l’interesse politico) e quindi è avvantaggiato”.
Renzi invece sta con Mediobanca?
“Assolutamente sì. Anche se non è che Cairo lo preoccupi più di tanto, dato che non mi pare che La7 sia particolarmente leghista. Insomma, non è che non ci dorme la notte anche se vince Cairo. Ma dall’altra parte ci sono i poteri del tutto asserviti al Pd e al premier”.
Luigi Bisignani su Affaritaliani.it ha affermato (leggi qui) che Alberto Nagel punta ad andare in Unicredit per poi fonderla con Mediobanca, come ultimo colpo dei salotti. Crede che sia davvero così?
“Prima di tutto mi lasci dire mitico Bisignani. La governance, e quindi il comando, di Unicredit è sempre stata aperta, è una cosa nota. Anticamente c’erano forti pressioni per spostare il baricentro su Verona quando contavano molto di più le fondazioni, in particolare CariVerona. Ricordo che poco meno di dieci anni fa, proprio su spinta di CariVerona, si era a un passo dalla nomina di Andrea Orcel di Merrill Lynch come a.d. di Unicredit”.
E oggi?
“Ora i prezzi delle azioni si sono azzerati e le fondazioni contano molto meno, quindi si tentano operazioni per blindare del tutto Unicredit”.
Cioè?
“Abbiamo una banca controllata stra-bene, Mediobanca, e una controllata così così. Se si fondono si ottiene una super-banca controllata molto bene”.
Ma chi sono gli attori di questa manovra?
“Il solito gruppo di imprenditori confindustriali dei salotti ex milanesi con sempre maggiori infiltrazioni dalla Francia. Ovvero Bollorè e compagnia”.
I nomi…
“E’ il vecchio gioco mediobanchesco, sempre quello. Un po’ di capitali italiani – e i nomi sono quelli di Della Valle, Tronchetti Provera, Agnelli, i soliti – come porta di ingresso per il capitalismo europeo, francese soprattutto”.
Mi scusi, ma con Cairo c’è Banca Intesa che quindi non è tanto renziana come Mediobanca…
“Intesa è sempre stata la concorrente naturale di Unicredit e Mediobanca. Sono le due storiche finanze contrapposte: quella cattolica Cariplo-Guzzetti e quella del gruppo laico e più internazionalista di Mediobanca”.
E lei preferisce Intesa a Mediobanca…
“Se proprio devo scegliere sì, meglio Intesa. Ma certo non mi strappo i capelli, è il male minore rispetto al gruppo Mediobanca e all’apertura totale ai capitali stranieri”.
Cioè?
“Intesa non è solo Comit e Cariplo ma anche San Paolo Imi. E guardando all’azionariato si vede che il peso della Compagnia SanPaolo è superiore. Quindi Torino, Fassino, Pd. Diciamo che anche questo è un potere che non dà fastidio a Renzi”.
In tutto questo Berlusconi ricopre qualche ruolo?
“Non voglio credere che quando ci sono cambiamenti importanti nel mondo della stampa e dell’editoria Berlusconi non abbia un ruolo. Ma lui e la sua famiglia sono già stati sistemati per bene”.
Cioè?
“Mi riferisco ovviamente ai libri della Rizzoli alla Mondadori. Alla fine con la cosiddetta Mondazzoli Berlusconi è già stato sistemato. Non dimentichiamoci che la Rcs significa Rizzoli e Corriere della Sera, ma come sappiamo la R se n’è già andata via”.
Non è che Berlusconi non fa molta opposizione a Renzi, vedi le elezioni a Roma, proprio perché guarda anche agli interessi delle aziende di famiglia?
“Con tutto quello che di bene si può dire sulla persona di Berlusconi, la questione delle sue aziende è sempre ben presente in ogni cosa che fa e in ogni decisione che prende. E sarebbe strano se non fosse così. Avveniva in passato e ora, verso la fine della sua carriera politica, la quiete industriale e finanziaria, anche per responsabilità nei confronti dei suoi discendenti, non è estranea alle scelte politiche di Berlusconi”.
Quindi…
“Non mi pare di vedere un contrasto pancia a terra da parte di Berlusconi a quello che fa Renzi, tenendo presente che il premier è al governo grazie al voto favorevole di molti deputati e senatori eletti e scelti proprio da Berlusconi. E siccome questi parlamentari sono stati nominati sulla base della fiducia personale… Insomma, fa pensare, diciamo così”.
Intanto scoppia il caso Veneto Banca…
“Esatto, mentre questi giocano a risiko con Unicredit ci sono altre decine di migliaia di risparmiatori rimasti senza soldi. Il tutto con il Governatore della Banca d’Italia Visco che sembra Candido di Voltaire. Non ha visto niente ed è un ingenuo. Mah…”.

