Pierluigi Bersani in ritirata. L’ex segretario del Partito Democratico, all’indomani degli attacchi di Matteo Renzi alla Leopolda, aveva promesso fuoco e fiamme. Ora invece afferma: “Sogno ancora un Pd unito ma il governo cambi rotta, è giusto abbassare i toni“. Buonanotte. Buonanotte a tutte le promesse di riconquistare il Nazareno e di “cacciare” l’ex sindaco di Firenze da Palazzo Chigi.
Ma perché questa capriola all’indietro della minoranza dem (non condivisa però da Massimo D’Alema)? Semplice, Bersani & C. hanno capito perfettamente che il premier, salvo miracoli, verrà sommerso dai No il prossimo 4 dicembre e, come ha spiegato da Fabio Fazio, “la politica non è tutto nella vita e non resterà a galleggiare“. Il timore della sinistra Pd è che dopo la sconfitta al referendum istituzionale Renzi corra tra pochi mesi alle urne senza ricandidare nessuno di coloro che si è espresso a favore del No (praticamente tutta la minoranza tranne Gianni Cuperlo).
E fuori dal Pd, come le elezioni a febbraio o marzo del prossimo anno, c’è il deserto. Il progetto di costruire una Linke o Syriza italiana con Sel, SI e Rifondazione è un progetto ambizioso ma ancora tutto da costruire e che rischia di trasformarsi in un clamoroso flop nelle urne (specie se la sfida sarà polarizzata tra Renzi, Salvini e 5 Stelle).
Ed ecco che il timore di perdere la poltrona diventa magicamente più forte delle critiche, spesso aspre, alla riforma costituzionale autoritaria e alla legge elettorale, l’Italicum, da abbattere e da rifare completamente (e non semplicemente con l’accordo renziani-Cuperlo). Insomma, man mano che ci si avvicina al 4 dicembre e il Sì sembra spacciato paradossalmente il Pd ritrova l’unità o quantomeno abbassa i toni dello scontro. La paura di tornare all’opposizione e di uscire dal Parlamento placano ogni polemica.

