Dibattito acceso sul referendum giustizia. Durante la trasmissione In Onda, Giorgio Mulè lancia un attacco durissimo al sistema giudiziario italiano.
“32mila cittadini risarciti per ingiuste detenzioni in 30 anni”
“228 milioni di euro in 6 anni”
Numeri che, secondo Mulè, dimostrerebbero un problema strutturale:
“Ne arresti 3 e ne condanni 1, e non paga nessuno”.
Nel mirino anche il rapporto tra pubblici ministeri e giudici, accusati di una vicinanza che inciderebbe sull’imparzialità:
riferimento anche alle parole del magistrato Henry John Woodcock sulle dinamiche interne tra colleghi.
A contestare questa lettura è la giornalista Marianna Aprile:
“Ma i magistrati non applicano le leggi fatte dal governo?”
Mulè insiste: la riforma servirebbe proprio a separare i ruoli e limitare il peso delle correnti, garantendo maggiore indipendenza tra giudice e accusa.
Il punto politico
Il confronto riassume lo scontro sul referendum:
- da un lato chi denuncia un sistema senza responsabilità
- dall’altro chi difende l’impianto attuale della magistratura
In mezzo, una domanda chiave:
la riforma migliorerà davvero la giustizia?
