Politica
Referendum, il costituzionalista Ceccanti: "La separazione delle carriere? Il PD la voleva nel 2019, ora vota no"
Ad Affaritaliani, il docente ha ribadito con forza le ragioni che spingono un pezzo significativo della cultura progressista italiana a sostenere il Sì

Referendum, il costituzionalista Stefano Ceccanti: "La separazione delle carriere? Riforma necessaria. Il PD la voleva nel 2019, ora vota no"
“Il referendum è una questione puntuale e si valuta nel merito specifico, non c’entra con gli schieramenti politici, che sono tipici delle elezioni rappresentative”. Così Stefano Ceccanti, costituzionalista, docente universitario e vicepresidente dell’associazione Libertà Uguale, si difende dalle critiche di chi giudica la sua posizione un tradimento dei valori della sinistra.
Intercettato da Affaritaliani, Ceccanti chiarisce: “Noi siamo sempre stati bipolaristi, contrari ai terzi poli, alle ambiguità strategiche, al rifiuto di scegliere tra grandi schieramenti alternativi. Segnalo peraltro che, oltre a varie personalità e associazioni di centrosinistra, votano Sì anche Più Europa, i socialisti e quasi tutta Italia Viva”.
Con la sua associazione, Ceccanti ha promosso lunedì scorso a Firenze l’evento “La sinistra che vota sì”, un momento di confronto pubblico e culturale sul tema della riforma della giustizia, che porterà gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo 2026. “D’altronde, su una visione così fondamentale dell’ordine giudiziario, non si può cambiare idea e non lo si può fare, del resto, per una malintesa disciplina di partito verso il PD. Noi non siamo un’area interna al Partito Democratico, ma all’intero centrosinistra”, sottolinea Ceccanti.
“Il tema della separazione delle carriere era nella mozione Martina del 2019, mentre la Corte disciplinare era nel programma elettorale del PD, nel 2022. Confesso il mio stupore per i repentini cambi di linea di alcune forze politiche”, aggiunge il costituzionalista, evidenziando come la scelta di votare Sì non sia un azzardo ideologico, ma una questione di coerenza giuridica e costituzionale. Per Ceccanti non si tratta di una “deriva” o di un cedimento alle spinte del centrodestra o di forze più conservatrici.
Al contrario, la separazione delle carriere, che è al centro del testo costituzionale sottoposto a referendum, rappresenta il completamento logico e giuridico del sistema accusatorio introdotto in Italia decenni fa. Secondo questa prospettiva, la piena autonomia tra magistratura requirente e magistratura giudicante è la chiave per garantire un giusto processo realmente imparziale, riducendo la possibilità che le carriere e i percorsi professionali di giudici e pubblici ministeri si influenzino a vicenda.
“Lo schieramento nel fronte del Sì viene dalla cultura politica liberale di sinistra, che comporta secondo noi il completamento della riforma di Giuliano Vassalli, socialista riformista, che lui riteneva monca, solo tendenziale, se dal nuovo codice non si fossero tratte le necessarie conseguenze sulla separazione delle carriere”, afferma Ceccanti. La modifica, dunque, non è solo giusta, ma anche profondamente necessaria, e non mette a rischio la tenuta del sistema: “Non c’è nessuna alterazione ai rapporti tra poteri dello Stato, ma un riequilibrio dentro l’ordine giudiziario a favore dell’autonomia dei giudici. Vanno valutate le norme concrete, non teorie che prescindono dai testi”.
Scelte di campo
Il costituzionalista invita a guardare al dibattito non come a uno scontro tra vecchie etichette politiche, ma come a un momento di maturazione democratica, perchè "non si vota sul governo, ma sul merito di una riforma costituzionale". La sinistra che sostiene il Sì, spiega Ceccanti, non sta “tradendo” la sua storia o le sue radici: sta difendendo una visione del diritto, della tutela dei diritti fondamentali e dell’equilibrio dei poteri.
"Una maggiore distinzione delle carriere è lo strumento per rafforzare l’imparzialità effettiva del giudice e la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario", prosegue Ceccanti, che in passato ha anche appoggiato in passato i due referendum abrogativi radicali in materia, che non hanno raggiunto il quorum. "Sul banco - insiste - c’è in gioco qualcosa che riguarda tutti i cittadini, non solo gli addetti ai lavori”.
Riguardo alle conseguenze della riforma sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, Ceccanti osserva: “Penso che ci sarebbe più autonomia dei giudici nella fase preliminare rispetto alle richieste dei pm, riducendo quei fenomeni di processo mediatico che fanno ingiustamente apparire per anni dei cittadini presunti colpevoli”. Se il Sì dovesse vincere, il messaggio concreto, politico e istituzionale alla società italiana sarebbe chiaro: “Che è possibile approvare una riforma positiva per i cittadini, fermo restando che non si tratta di bacchette magiche. Ma qualsiasi miglioramento parziale va colto”.
Viceversa, "il No darebbe l’impressione di un Paese che ha paura di cambiare, nonostante si lamenti per tante buone ragioni dello status quo. Comunque, quando ci si assume un impegno civico, bisogna battersi fino in fondo come se il proprio voto e la propria iniziativa politica fossero decisive, nel rispetto di quelle altrui”, ha concluso.
