Niente quorum. Ha vinto l’astensione. Ha vinto Renzi. Ma avrebbe vinto molto meglio se non avesse trasformato un referendum sull’energia in un voto politico. È Renzi che, come spesso accade, interpreta una consultazione elettorale come un giudizio a favore o contro di lui. Bastava prendere una posizione sul quesito referendario e ora staremmo parlando di trivelle. Invece no. Il presidente del Consiglio ha detto e stradetto che era inutile andare a votare, che bisognava salvare quei posti di lavoro, che era legittimo astenersi e che il referendum era inutile. Trasformando un quesito sul gas e sul petrolio in un voto su di lui. Perché poi?
Renzi ha questo bisogno fisiologico egocentrico di contarsi, di verificare di continuo quanto piace alla gente. Di testare sulle nostre teste quanto la sua politica e le sue parole incantino l’opinione pubblica. Gli è andata bene perché il quorum non è stato raggiunto. E va detto che ha vinto facile. Ma va detto anche che se lo stesso Renzi non avesse politicizzato il quesito il quorum sarebbe molto più basso. Sicuramente.
Non sono un’appassionata dei referendum tecnici. Siamo in una democrazia rappresentativa e ritengo che queste decisioni le debbano prendere i nostri rappresentanti. Soprattutto per questioni così delicate e complesse. Non so davvero quanto io stessa abbia capito del quesito. Non sono stata in grado di decidere nel merito. E, quindi, ho deciso cosa fare in base al valore politico del voto. E chissà quanti come me.
Ecco perché a votare sono andati molti di più di quelli interessati alle trivelle. E, alla fine, questo referendum dice altro rispetto al quesito. Non dice granché sull’energia ma dice sul Governo e su Renzi. Ci sono almeno 10 min di persone che hanno detto no a Renzi. Forse anche alle trivelle. Ma soprattutto no al suo Governo. E la beffa è che è stato lui a chiamarli in campo. Quel 32% di votanti dice diverse cose. Se il voto fosse stato solo sulle trivelle il risultato sarebbe stato diverso. Il voto dice che l’operato dell’Esecutivo va bene ma non troppo. Il referendum lancia un campanello d’allarme. Perché l’arroganza con cui spesso il Governo si pone comincia a irritare molta gente.
Il tweet di Carbone, dirigente di spicco del partito, irride chi è andato a votare. Ed è un gesto odioso per chi dovrebbe rappresentare il principale partito di maggioranza. D’altra parte Renzi, solo venerdì, si è vantato del tunnel del Gottardo che si trova in Svizzera. Sempre travolto da questo desiderio di piacere. Di dire che lui è il più bravo di tutti. Con il rischio sempre più concreto di farsi male. Sulla Svizzera si è preso gli sfottò, che già non sono una bella cosa per un capo del Governo. Ma con il referendum ha visto con mano che c’è chi non tollera più il suo modo di fare e le sue politiche. Durante lo spoglio delle schede ha avuto anche modo di attaccare, di nuovo, i talk show. Segno di nervosismo e ostilità verso tutto quel mondo che non lo applaude di continuo e si permette di criticarlo. Questa massa di persone voterà no al referendum più importante di ottobre. E lui lo sa. E forse rifletterà. Perché voleva contarsi e ha vinto. Peccato che se fosse stato zitto avrebbe vinto di più. Un po’ di umiltà a volte non guasta.
@AdriSantacroce
