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Pd, D’Alema spara su Renzi. Ma così rafforza il premier

Pd nel caos, la minoranza per ora sta a guardare

L’affondo è di quelli durissimi, senza precedenti. Massimo D’Alema insorge contro il presidente del Consiglio. “Renzi parla di cose che non conosce” perché “Telecom era una società privata” e quindi “non c’entrava nulla Palazzo Chigi. La privatizzazione è avvenuta sotto il governo Prodi”, ha detto D’Alema replicando, dai microfoni del Tg5, al premier in merito alla privatizzazione di Telecom “fatta da un governo di sinistra”. “Noi e quando dico ‘noi’ dico il governo, dico Carlo Azeglio Ciampi che era il ministro dell’Economia, decidemmo soltanto di non intervenire in una operazione di mercato. Renzi potrebbe parlarci delle fughe di notizie sul Banca Etruria e dell’insider trading. Questo è un argomento che forse lui conosce meglio…”, ha concluso D’Alema. La replica dell’ex premier è riferita ad una frase del presidente del Consiglio sulla privatizzazione di Telecom pronunciata durante una intervista a Rtl: “Dicono che io non sia di sinistra. Ecco, c’è stato qualche governo di sinistra che ha privatizzato la Telecom facendo un regalo ai capitani coraggiosi, facendo operazioni molto discutibili. Ogni riferimento al governo guidato da Massimo D’Alema è puramente casuale. E poi c’è un governo che fa la banda larga pubblica, mettendo i soldi a disposizione di chi ha bisogno”, ha concluso Renzi.

Fatto sta che le parole di D’Alema, esattamente come quelle smentite sul suo eventuale sostegno alla Raggi nel ballottaggio a Roma contro Giachetti, non fanno altro che rafforzare il leader dem. Più Baffino spara contro il presidente del Consiglio e più la minoranza del Pd, da Bersani a Speranza, da Cuperlo alla Bindi, sotterra l’ascia di guerra. L’apertura di Renzi e della Boschi alle modifiche all’Italicum hanno messo a tacere – per il momento – la fronda interna della sinistra dem. E le uscite durissime di D’Alema contro il capo del governo ottengono esattamente l’effetto opposto: ricompattano il Pd e quindi indeboliscono chi vorrebbe un cambio di passo dell’esecutivo e del premier.