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Politica
Pd, Renzi contro la "destra becera di Salvini"

Una "politica che decide", perché questo è il suo mestiere: Matteo Renzi, aprendo l'assemblea del Pd, così vede il ruolo svolto dal Partito democratico, che in sette mesi, grazie agli sforzi messi in campo per sbloccare le riforme, ha consentito al Paese di ripartire. "Ci sono stati dei no all'interno del nostro partito che ci hanno ferito, ma le riforme le abbiamo fatte. Perché la politica che non decide non fa il suo mestiere". Il presidente del Consiglio ha lodato quanto fatto nel 2015, sottolineando i risultati raggiunti per far ripartire l'Italia, ma guardando al futuro: "Ora serve un salto di qualità". "La politica sembrava imbambolata e ferma, sembrava impossibile che riuscisse a mostrare il volto della decisione e invece in sette mesi abbiamo deciso. Quello che abbiamo fatto in un arco di tempo abbastanza limitato, in sette mesi, è degno di onore e orgoglio perché ha consentito al Paese di ripartire" e ha di nuovo lanciato una stoccata ai 'gufi': "Ai profeti del disfattismo ricordo che questo partito ha lottato per decenni per portare il lavoro precario a lavoro stabile", ha detto, riferendo dati su una "inversione di rotta" quest'anno nell'economia.
 
I numeri. Un elenco, quello fatto da Renzi, per rimarcare i dati positivi, troppo spesso, sostiene il premier, messi in ombra da un atteggiamento disfattista diffuso: "I numeri di questi giorni di queste ore, di queste settimane sono spesso oscurati dalla grancassa del disfattismo cosmico che coglie una parte della comunicazione e a cui anche noi siamo incapaci di reagire", ha detto Renzi, sottolineato i dati incoraggianti dell'economia che dicono che il Paese è entrato in una fase di ripresa. "Elenco solo i numeri crudi della realtà - dice il segretario del Pd -: il primo trimestre del 2015 è il primo positivo dopo 11 trimestri, crescono i mutui, cresce l'uso delle carte di credito, i consumi tornano al segno più diopo tre anni, lo dice Bankitalia". La produzione industriale, ha sottolineato ancora Renzi, replicando "a chi diceva che questo Paese doveva voltarsi al solo turismo", è cresciuta del tre per cento. "Questo lavoro è il frutto dell'azione del Pd e dei suoi alleati. Se pensiamo di dire il merito a fattori esterni dobbiamo avere il coraggio di entrare nel tema dell'economia", ha aggiunto Renzi.
 
Riforme. Guarda avanti, il premier, mentre lancia uno sguardo ai mesi appena trascorsi: "Sette mesi fa eravamo preoccupati che le riforme potessero essere bloccate nella palude: non sono qui a dirvi che sono state sbloccate ma che grazie a quelle riforme l'economia si è rimessa in moto e adesso è il momento di fare il salto di qualità e siamo in grado di farlo".
 
La ferita dei 101. "Alla scorsa assemblea qualcuno mi rimproverava di voler fare un patto segreto con Berlusconi. 'Facci vedere le carte', dicevano - ha detto Renzi, ricordando la precedente edizione dell'assemblea e le polemiche legate ai rapporti con l'ex Cavaliere. "Mi sono sgolato nel dire a una parte di noi che non si fa politica inseguendo i fantasmi. Che non avremmo mai consentito a Silvio Berlusconi di essere il king maker della scelta dell'inquilino del Colle. Il tempo è galantuomo. Abbiamo sanato la ferita dei 101", ha aggiunto.
 
Patto del Nazareno. E, sempre rivolgendosi a chi, tempo fa, muoveva critiche, Renzi ha difeso la scelta di sancire il patto del Nazareno: "Rifaremmo la scelta che abbiamo fatto con il patto del Nazareno 10, 100 volte", ha detto, sottolineando che il vero significato del patto era una convergenza con le opposizioni sulle riforme. "Credevamo al patto del Nazareno per quello che stava dentro il patto del Nazareno, non per quello che qualche vecchia gloria del genere fantasy della politica aveva immaginato che si potesse inserire"
 
Europa. Una parte dell'intervento di Renzi è stata dedicata ai rapporti con l'Europa: "L'Europa è considerata ormai matrigna - ha detto Renzi, che non usa mezzi termini quando dice che l'Europa così com'è non va -: andare in Europa non deve essere solo andare in quel triste palazzo delle istituzioni europee. Andare in Europa deve voler dire camminare per le sue strade e visitare i suoi musei". Ma, soprattutto, ha detto il presidente del Consiglio, è cambiato il ruolo dell'Italia: "Per troppo tempo abbiamo raccontato troppe falsità sul rapporto Italia-Europa. Siamo fra i contribuenti più forti dopo Germania e Francia. Noi siamo una colonna portante dell'Europa non lo zimbello . L'Italia è debole solo nel racconto auto flagellante di se stessa". Renzi è convinto che "Dobbiamo anche avere il coraggio di dire che questa Europa cosi' com'e' non va".

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