C’è un punto sul quale Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sono d’accordo: impedire al Movimento 5 Stelle di vincere le elezioni politiche. Il Patto del Nazareno è stato soltanto temporaneamente sospeso, ma ben presto è pronto a risorgere per sbarrare la strada ai grillini. L’ex Cavaliere e il leader dem temono che un governo pentastellato possa mettere in discussione troppi punti e far tremare da un lato la galassia Mediaset-Fininvest e dall’altro il sistema delle cooperative rosse vicine al Pd. Al referendum il numero di Forza Italia voterà no, come ha confermato anche Stefano Parisi, ma non certo per correre alle urne (il timore è proprio quello del successo dei 5 Stelle) bensì per sedersi ad un tavolo il giorno dopo il referendum e trattare con il Pd (probabilmente Renzi si dimetterà da premier ma non da segretario) la nascita di un nuovo esecutivo di larghe intese con dentro due o tre ministri di Forza Italia. Denis Verdini, Gianni Letta e Lorenzo Guerini starebbero proprio lavorando a questo scenario, ovvero una sorta grande alleanza in funzione anti-Grillo. Ovviamente l’obiettivo del nuovo governissimo istituzionale post-referendum sarebbe quello di varare una nuova legge elettorale che preveda il premio di maggioranza anche alle coalizioni e che elimini il secondo turno. Ovvero quel ballottaggio che premia quasi sempre il M5S, come abbiamo visto a Roma e a Torino lo scorso 19 giugno. Renzi non può cambiare ora l’Italicum perché sarebbe una retromarcia (e quindi una figuraccia) prima del referendum, ma ad urne chiuse (comunque vada a finire) scatterà il piano Pd-Forza Italia-Verdini per impedire l’ascesa al potere dei pentastellati.

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