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Politica

Di Tommaso Cinquemani (@Tommaso5mani) e Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

bersani renzi

"Questa legislatura ha le caratteristiche per battere tutti i record di durata in negativo", a dirlo è Matteo Renzi, che dopo essere uscito anticipatamente dalla Direzione del Pd di ieri, torna a parlare ai giornalisti. E se anche il sindaco di Firenze si sbilancia a dire che presto gli italiani saranno chiamati a votare vuol dire che le speranze di formare a breve un governo sono poche. Già, perché il Partito Democratico, anche se è apparso unito in Direzione, è spaccato in più parti sul futuro del Paese.  

La linea di Bersani è passata quasi all'unanimità: aprire a Beppe Grillo sulla base di un programma condiviso, otto punti per riformare la politica e cercare di dare un po' di respiro al Paese. Ma il comico ormai ha fatto sapere che non ci pensa proprio. E anche se sul non-statuto del Movimento 5 Stelle c'è scritto che per ogni decisione, anche riguardante le alleanze, bisogna consultare la Rete con un referendum, è più che probabile che passi la linea di Casaleggio-Grillo. Ma Bersani non ha intenzione di demordere, non perché ci creda più di tanto, ma perché vuole che il comico venga in Parlamento a dire di no al Pd e di condannare quindi il Paese all'ingovernabilità.

A quel punto, è la speranza della dirigenza del Pd, gli italiani si rendano conto che Grillo non può essere un partito di governo. Ma a quel punto che si farà? Napolitano darà un mandato esplorativo ad una persona terza, un 'tecnico', qualcuno come Passera (i primi a lanciarlo siamo stati noi di Affaritaliani.it). A quel punto bisognerà vedere se esiste una maggioranza capace di sostenerla. E qui se ne vedranno delle belle. Perché il nuovo Professore potrebbe avere l'appoggio del Pdl e di Monti. E il Pd?

Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it i democratici sono spaccati in più parti raggruppabili in due 'fazioni', con la maggioranza sulle posizioni di Stefano Fassina, il responsabile Economico del Pd e neodeputato: tornare al voto subito. La situazione è ancora molto fluida e non è detto che con il passare dei giorni i deputati scelgano la 'linea della responsabilità'. Ma per adesso gli unici a volere un accordo con il Pdl (magari dando a Bersani la presidenza della Camera e a Berlusconi quella del Senato, come scritto da Affaritaliani.it), sono D'Alema e Cuperlo. Ma anche Gentiloni, Ranieri e Veltroni vorrebbero il 'governo del Presidente'. Letta, Franceschini, Finocchiaro e la Bindi sono i più accesi sostenitori del governo tecnico bis. Ma nonostante i big, alla conta, secondo quanto può riferire Affari, la maggioranza è per tornare al voto. "Se ci alleiamo con Silvio siamo finiti, al voto prenderemo lo zero per cento", spiega un onorevole.

Ma i 'responsabili' potrebbero non accettare questo scenario e votare la fiducia al governo, anche senza l'ok della Direzione. Ma se non ci fossero scissioni a quel punto Napolitano, preso atto che in Parlamento non esiste una maggioranza, dovrebbe solo aspettare la nuova elezione del Capo dello Stato. A quel punto, siamo ad aprile, il Colle dovrebbe sciogliere le Camere e indire nuove elezioni che, dati i tempi tecnici, dovrebbero essere più o meno e luglio.
 

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