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Renzi e la Calabria che guarda al futuro… di Pietro Mancini

di Pietro Mancini

Per la prima volta, i carabinieri hanno filmato il giuramento di affiliazione alla ‘ndrangheta, in un casolare calabrese. Un rito, arcaico ma inquietante, che risale al 1800.

Negli ultimi giorni della campagna elettorale, in vista dell’elezione, domenica, del nuovo governatore della Calabria, sarebbe importante se venisse formalizzato, se non un giuramento, perlomeno un solenne impegno anti-cosche, e di rifiuto dei voti “inquinati”, da parte degli sfidanti alla successione a Giuseppe Scopelliti,

Mario Oliverio, candidato del PD, e Wanda Ferro, del centrodestra. E, domani, Matteo Renzi, a Cosenza, assuma impegni non generici sulle più acute emergenze della Calabria, in primis la disoccupazione. Il lavoro può contribuire ad allontanare dai tentacoli delle ‘ndrine migliaia di giovani, oggi senza alcuna concreta prospettiva.

Il futuro, migliore rispetto al passato, devono costruirlo i calabresi, non postulando sussidi o elemosine clientelari, ma scegliendo rappresentanti più credibili.

Ma anche i governi, quello che eleggeranno il 23 novembre i cittadini e l’esecutivo Renzi-Alfano, con i provvedimenti, e con maggiore attenzione ai problemi del Mezzogiorno e della “maglia nera” tra le regioni del Paese, devono dar fiducia alla nuova Calabria, che ha osservato, inorridita, le cupe scene di affiliazione agli spietati clan.

E che si sforza di guardare, pur tra difficoltà e pericoli, tra minacce e avvertimenti, ma anche non perdendo tutte le speranze, al futuro, cercando di liberarsi dalle vecchie e ingombranti zavorre del passato.

Matteo Renzi, che è un giovane rappresentante delle istituzioni, forse più di altri, è in grado di comprendere che, senza il sostegno dello Stato e dei suoi organi, centrali e locali, i giovani rischiano di restare schiacciati dalle lugubre tradizioni del passato.