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Lo stillicidio di attacchi di Renzi all’Europa indebolisce l’Italia

Di Ernesto Vergani

 

Continua a fare la voce grossa con Bruxelles, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sotto il Sahara, in visita in Nigeria, Ghana e Senegal. “Non prendiamo lezioncine da nessuno dei nostri amici europei – dichiara -. Noi siamo l’Italia e ogni anno mettiamo 20 miliardi sul piatto di Bruxelles, avendo indietro, molto meno, 11 miliardi”.

 

Sono molti i fronti aperti con Bruxelles, che sta scegliendo una preoccupante linea del silenzio, si spera segnale di una politica del minimizzare e non preannuncio di tempesta. Una parentesi: ma chi consiglia il premier in politica estera conosce il principio di prudenza e la regola dell’univocità del messaggio (si parla di una questione possibilmente in modo certo e definitivo, mentre lo stillicidio di posizioni alla lunga indebolisce)?

 

Dispiace soprattutto che lo scontro si giochi sui migranti, un tema dai risvolti disperati (per i migranti) e sentimentali (per l’opinione pubblica). La disputa è in gran parte economica. I tre miliardi che saranno concessi dall’Unione europea alla Turchia non rientreranno nel deficit, mentre i costi sostenuti dall’Italia per ricevere chi proviene dall’Africa non si sa ancora se saranno, quando quanto e come, conteggiati o meno nel Patto di stabilità.

 

“I migranti sono uguali – è l’argomentazione del premier. – Considerare in modo diverso le spese per salvare i bimbi eritrei che arrivano in Sicilia è assurdo e illogico, una perversione burocratica. Nonostante i professionisti della polemica provino a rilanciare ancora da Bruxelles come se ci fossero vite di serie a e di serie b, non cadiamo in provocazioni. (…) L’Italia continuerà a salvare vite umane in Mediterraneo (…). Se vogliono aprire una procedura contro l’Italia facciano pure. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche dai professionisti dello zero virgola”.

 

Quello dei migranti è uno solo dei fronti aperti con Bruxelles. Gli altri sono il  bilancio (il deficit è sotto il 3% del pil, ma l’Italia è in ritardo nella correzione verso gli obiettivi concordati), l’Ilva (dovrebbe partire la procedura di infrazione per aiuti di Stato), le banche (la vicenda della bad bank dove fare confluire i crediti inesigibili delle banche italiane, per Bruxelles è ancora aperta), il gas dalla Russia (Bruxelles ha approvato il  Nord Stream collegato alla Germania, ma bocciato il South Stream fino all’Italia).