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Politica
Perché 13 pagine del Corriere sul Colle? Raccontano un avvenimento...

CHI C'È SOTTO LA TIARA?

I giornali sono pieni di un avvenimento che tale non è. Non ancora. Dicono le rassegne stampa che il Corriere della Sera dedica all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica le prime tredici pagine di oggi, due febbraio 2015. Per dire che cosa? Non lo sapremo mai. Infatti bisognerebbe essere masochisti per comprare un giornale che, per le prime tredici pagine, spreca carta e inchiostro.

Questo non è un atteggiamento sprezzante: è semplicemente tecnico. Sergio Mattarella è un signore dalla chioma candida, quieto, tranquillo, silenzioso, quasi incolore. Ha fatto una gran carriera, fino a divenire giudice costituzionale, ma ancora una decina di giorni fa nel mondo non c'era. O almeno, non importava che ci fosse. Era "superfetatorio", per usare un aggettivo arcaico corrispondente a quel non so che di polveroso e di catacombale che suggerisce - magari a torto - il suo aspetto. A giudicare da come lo consideravano i giornali, quell'alto magistrato non aveva nulla da dire, non criticava e non approvava niente, in una parola non aveva né idee né programmi. Molti addirittura si chiedevano se fosse ancora vivo, o se fosse stato ucciso molti anni fa dalla mafia, a Palermo, come alcuni credevano di ricordare.

Si dice tutto questo non per sminuire il nuovo Presidente della Repubblica: semplicemente per sottolineare come i media siano capaci - per istinto gregario e monarchico - di montare a neve un episodio della normale vita democratica il cui significato politico è ancora del tutto ignoto.

Ecco il punto. Una persona ragionevole non può avere nulla, contro il sig. Sergio Mattarella. E non perché lo stimi, semplicemente perché non lo conosce. E come sarebbe ingiusto disprezzarlo, sarebbe altrettanto ingiusto osannarlo. I Presidenti della Repubblica sono come i Papi. Fino al giorno prima dell'elezione hanno avuto il comportamento che ritenevano opportuno nella situazione in cui erano, rispettivamente nella vita politica o nella vita della Chiesa. Una volta giunti al livello più alto, quello in cui non devono rendere conto a nessuno di ciò che fanno, possono mostrarsi per quello che sono. Nel bene come nel male. Chi avrebbe previsto, nel mite e devoto Oscar Luigi Scalfaro, il machiavellico e spregiudicato intrigante quirinalizio? Cossiga poi batté ogni record, dando vita a due Presidenti del tutto opposti, uno riservato e schivo fino all'insignificanza, l'altro esuberante e spumeggiante fino all'incoscienza. Come diceva Cecco Angiolieri: "S'i' fosse papa, allor sarei giocondo", e farei tutte le cose che non ho potuto fare fino ad ora. Cose che voi nemmeno immaginate.

La conclusione è semplice. Il disinteresse non nasce dal disprezzo della Repubblica, o delle sorti dell'Italia. Se proprio deve esserci, va soltanto al gregge dei media, proni nella medievale adorazione della tiara o della corona, chiunque ci sia sotto. L'unica cosa che importa è il tipo di Presidente della Repubblica che avremo: un notaio della Repubblica o un interventista? Un uomo fazioso o un supremo magistrato imparziale? Un politico sagace, intelligente e utile - bisogna fare tutte le ipotesi - o una mosca cocchiera, un demagogo alla Pertini che utilizza il Quirinale come un giocattolo nuovo, col quale gli è concesso divertirsi nel modo più spericolato?

Di tutto ciò non sappiamo nulla. E finché non lo sappiamo, la notizia non c'è. Che il Presidente della Repubblica abbia la chioma candida è una bella cosa. Gli dà un'aureola di rispettabilità e saggezza, che non dispiace certo. Ma non significa molto, per la storia d'Italia.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

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