Una piccola folla ha accolto il presidente del Consiglio Matteo Renzi al suo arrivo a Scalea per l’incontro con gli studenti dell’Istituto comprensivo statale Gregorio Caloprese. Il premier ha fatto il suo ingresso in macchina nel cortile della scuola, accolto da urla di protesta e qualche fischio di vari gruppetti di contestatori, tra i quali le mamme di Scalea, i precari del personale Ata e anche elettori del centrodestra.
In Calabria “c’è una situazione difficile di criminalità” e si deve iniziare a contrastarla “a partire da voi – ha detto il premier, parlando agli studenti. “Dobbiamo smettere di pagare per il passato e iniziare a pagare per il futuro. Il paradosso – ha aggiunto – è che spendiamo più soldi per pagare i debiti di chi ha sperperato prima che per l’istruzione di chi verrà dopo: paghiamo 80 miliardi di interessi sul debito e diamo 65 miliardi alla scuola”. “Il compito del mio governo – ha proseguito – è mettere un pochino più soldi nella scuola e un po’ meno, mettendo i conti a posto, sui debiti”.
All’arrivo di Renzi, le mamme hanno esposto lo striscione “Siamo indignate chiedeteci perché?”, lamentando la mancanza di futuro per i loro figli. Anche l’associazione “Sanità è Vita” ha protestato mostrando uno striscione con la scritta “Sanità: condannati a morte”. Mentre alcuni ex dipendenti Ata sono saliti sul muretto esterno della scuola con al collo alcuni cartelli con la scritta “Grazie alla spending review dal 31 marzo io e la mia famiglia non avremo un futuro”. Quando poi Renzi è sceso dall’auto nel cortile della scuola, gli stessi lavoratori hanno gridato in coro “via le ditte dalla scuola”.
Parlando di scuola il premier ha affrontato il tema del precariato. “L’unico impegno che mi sento di poter prendere” verso gli insegnanti precari “è la certezza delle regole: finora si è data una regola per poi subito cambiarla, adesso quando diamo le regole non possiamo più cambiarle”, ha detto Renzi, sottolineando di conoscere bene il problema: “Mia moglie è un’insegnante precaria”.

