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Politica
Renzi pronto a dimettersi. Elezioni a fine estate. Il piano segreto


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Matteo Renzi lo aveva promesso prima di partire per gli Stati Uniti. E ha tradotto in fatti le sue parole. I parlamentari, dieci, della minoranza Pd sono stati sostituiti in Commissione per evitare brutte sorprese sull'Italicum. Scontata la reazione della sinistra dem, con Gianni Cuperlo che ha minacciato la fine della legislatura nel caso in cui il governo - come è probabile - metta la fiducia sulla legge elettorale. Siamo davvero arrivati al redde rationem. Il premier scientemente sta mettendo alla prova i nemici interni. Vuole sfidarli e capire fino a che punto sono disposti ad arrivare. Non cede di un millimetro, né sull'Italicum né tantomeno sul nuovo Senato e quindi sulle riforme istituzionali.

Renzi è ormai deciso a mettere da parte di vari Fassina, Cuperlo, D'Attorre, Bersani & company. O la va o la spacca. La prima ipotesi è che la minoranza dem, sconfitta e divisa, alla fine si adegui. Qualche dichiarazione battagliera in tv e sui giornali ma alla fine la linea del segretario non si discute. "Nel Pd comando io", avrebbe detto ai suoi il presidente del Consiglio, ormai stanco della spina del fianco della sinistra interna. Attenzione, però, Renzi ha anche il piano B. Il problema non è tanto sul voto finale della legge elettorale, il cui sì appare scontato.

Il vero nodo è il cammino parlamentare della riforma in Aula. Intorno al 10 maggio, prima delle Regionali, una seri di voti segreti (circa 40) si succederanno su emendamenti sia delle opposizioni sia della minoranza dem. Questo è il vero banco di prova. Se solo una modifica venisse approvata dall'aula di Montecitorio, con il voto ovviamente determinante della sinistra del Pd, a quel punto l'Italicum dovrebbe tornare a Palazzo Madama (dove i numeri sono ancora più a rischio) e quindi tutto l'impianto del premier e del ministro Boschi (via libera della legge elettorale prima delle elezioni amministrative) verrebbe meno. Per Renzi sarebbe una sconfitta durissima da digerire, ma in un certo senso cercata e studiata a tavolino anche con la sostituzione dei dissidenti in Commissione.

La reazione sarebbe furiosa. Immediata salita al Quirinale e dimissioni da capo del governo con la richiesta di ritorno alle urne alla fine dell'estate. Non solo. I ribelli dem verrebbero immediatamente espulsi dal partito. A quel punto Sergio Mattarella potrebbe tentare di far nascere un esecutivo del Presidente (balneare) con il solo obiettivo di riformare la legge elettorale ed evitare così di votare con il Consultellum. Ma Renzi, consapevole della difficoltà, è diposto anche a restare in carica per gestire l'ordinaria amministrazione andando alle urne con il proporzionale uscito dalla Consulta.

Le elezioni sarebbero un referendum su di sé e la strategia sarebbe quella di superare il 40% e ottenere la maggioranza dei seggi alle Camere alleandosi con i centristi di Alfano, dell'Udc e gli ex montiani. Una fetta di Ncd, quella che fa capo a Nunzia De Girolamo, tornerebbe verso il Centrodestra. Ma al fianco di Renzi potrebbero schierarsi l'ex azzurro Bondi e i verdiniani. Un rimescolamento delle carte, insomma, che potrebbe portare nuovamente a un Parlamento ingovernabile e senza una chiara maggioranza. Ma il segretario del Pd non vuole continuare con la spada di Damocle della minoranza dem. Avanti tutta e a tutti i costi...
 

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