Ultimatum della minoranza dem ai renziani e al presidente del Consiglio: o l’Italicum viene cambiato o “mani libere” sul referendum di ottobre. L’escalation nel Partito Democratico sembra inarrestabile dopo i risultati molto deludenti del secondo turno delle Amministrative. L’uscita di Massimo D’Alema in cui annuncia il voto contrario alle riforme potrebbe non essere isolata. Bersani, Cuperlo, Speranza e tutta quella parte di sinistra dem che finora ha sopportato le decisioni di Palazzo Chigi e del Nazareno (compreso quel “entrerò nel partito con il lanciafiamme dopo i ballottaggi” pronunciato da Renzi subito dopo il voto del 5 giugno) sta per uscire allo scoperto. Ancora poche settimane, forse giorni, e se dal governo (Renzi o Boschi) non arriverà l’annuncio dell’ok alle modifiche alla legge elettorale (in particolare sul premio alla coalizione e sulla dimensione dei collegi) la minoranza è pronta a mollare il premier sulla battaglia delle battaglie, quella del referendum istituzionale di ottobre. E a quel punto D’Alema, molto probabilmente, verrebbe seguito anche dall’ex segretario Bersani e da molti altri esponenti della sinistra Pd. La minoranza è stanca di ingoiare rospi, primo fra tutti l’alleanza parlamentare (ed elettorale a Napoli) con i verdiniani di Ala dopo quella con gli alfaniani di Area Popolare-Ncd. E soprattutto teme che i comitati per il sì si trasformino nel Partito della Nazione che pensioni il Pd per dar vita a una sorta di nuova Balena Bianca (Dc 2.0) con i centristi di Alfano, Verdini e Scelta Civica. Bersa & C. stavolta fanno sul serio e si preparano alla spallata finale contro Renzi. Con D’Alema che ha fatto da apripista.
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