“Stiamo andando avanti su tutto, stiamo facendo dei progressi su ogni versante, anche sull’economia. Dobbiamo fare soprattutto le riforme. Io sono pronto a trattare, ma solo per fare un accordo e non per far saltare tutto. Discutiamo ma ad una condizione: che non si rimetta in discussione il fatto che i senatori non avranno più lo stipendio. Perché spesso si ha l’impressione che una parte della minoranza si muova non per fare un accordo. Allora è chiaro che se è così, io non posso che comportarmi di conseguenza. Io su questo versante non intendo fermarmi, si va avanti. E i numeri al Senato ci sono”. A Roma la minoranza dem piazza i sacchetti di sabbia, minaccia Vietnam parlamentari. Dal lontano Oriente Matteo Renzi dice no e rilancia con risolutezza: non si tornerà indietro. Non fa alcun riferimento esplicito a quel “partito nel partito” e ai suoi avvertimenti, nella prima uscita ufficiale appena sbarcato a Tokyo per una full immersion di tre giorni. Il discorso pronunciato nella sontuosa ambasciata davanti a imprenditori, ricercatori e italiani che si sono affermati in Giappone, è tutto votato all’ottimismo più spinto. Proprio in risposta ai “disfattisti” di vario genere.
“E’ il momento di rimboccarci le maniche, ragazzi, basta con i piagnistei, l’Italia è di nuovo in crescita, viviamo una fase di rilancio, lo confermano tutti i dati: e ci tengo a che passi questo messaggio, qui, a diecimila chilometri di distanza. Purtroppo non tutti nel nostro Paese ci credono. Se solo fossimo capaci di guardarci con gli occhi con cui ci guardano gli altri, con cui ci guardano gli stessi giapponesi, per esempio, saremmo un Paese migliore”. La terrazza in cui si rifugia dopo il discorso è a ridosso del lago in cui nel secolo scorso si suicidarono 12 tra gli ultimi Samurai. Ma il clima, alla vigilia degli appuntamenti clou di oggi con l’imperatore Akihito e il premier Abe, è volutamente improntato all’entusiasmo. “Deve essere chiaro a tutti che l’Italia è ripartita”.

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Messaggio del premier alla minoranza del Pd: “Discutiamo ma a una condizione: non si rimetta in discussione il fatto che i nuovi senatori non avranno lo stipendio. Su questo non si può tornare indietro”

