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Politica
Renzi si dimette per il caso Grecia. Verso un "governo di emergenza"


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Il mondo politico italiano e i palazzi del potere guardano con molta attenzione a quello che sta accadendo ad Atene e sui mercati finanziari. Le rassicurazioni del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ("l'Italia non corre alcun rischio anche se la Grecia dovesse uscire dall'euro") sembrano ai più dichiarazioni di circostanza buone per i tg della sera e per tranquillizzare le massaie. In realtà - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - in ambienti politici sia del Pd sia di Forza Italia e dell'Ncd già si lavora ad un piano di emergenza. Il nostro Paese, nel caso in cui Atene uscisse davvero dall'area dell'euro, potrebbe diventare uno dei bersagli della speculazione internazionale, insieme al Portogallo e in misura minore alla Spagna. Un attacco all'Italia che potrebbe riportare lo spread verso i livelli di pericolo del 2011 (quando Berlusconi venne spodestato e cacciato da Palazzo Chigi) con gravissime ripercussioni sui già fragili conti pubblici e su una ripresa ancora molto debole e stentata. Che fare quindi? L'ultimo voto di fiducia a Palazzo Madama sul ddl scuola ha dimostrato chiaramente che, numeri alla mano, il governo Renzi è sotto la maggioranza assoluta dei componenti del Senato (159 rispetto a 161). Cifre che il Quirinale (e non solo) ha osservato con molta attenzione. L'attuale esecutivo, nonostante l'euforia del presidente del Consiglio, a detta di molti appare troppo fragile - viste le divisioni nel Pd e le uscite al centro - per sostenere un periodo di fortissime turbolenze sui mercati finanziari. Ed ecco che in ambienti politici si lavora a uno scenario post-Renzi. Uno scenario che vede la nascita di un governo di unità nazionale o di emergenza, con un forte imprinting del Capo dello Stato, al quale partecipino quasi tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento (soltanto la Lega, Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle potrebbe restare fuori, ma i pontieri starebbero cercando di convincere anche i pentastellati). Il premier di questa rinnovata grande coalizione potrebbe essere Giuliano Amato, candidato al Colle da Berlusconi lo scorso febbraio, ben visto nel Pd e apprezzato anche dai centristi di Alfano e Casini. Il nuovo esecutivo lavorerebbe in strettissimo contatto con Sergio Mattarella e avrebbe come obiettivo principale la messa in sicurezza dei conti pubblici, anche con provvedimenti impopolari (vedi Monti-Fornero) sul fronte tasse, pensioni e tagli. Tra le priorità anche la revisione della legge elettorale appena varata dal Parlamento per tornare alle urne, qualora la situazione internazionale fosse più tranquilla, nella primavera del prossimo anno.

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